L'Unione europea mette nero su bianco due regole destinate a toccare la vita quotidiana di milioni di persone: il divieto delle applicazioni "nudifier", che spogliano digitalmente le persone senza consenso, e l'obbligo per i chatbot di dichiarare apertamente di essere macchine. Le due misure fanno parte dell'accordo sull'AI Act raggiunto a primavera tra Parlamento e Consiglio e ora in fase di attuazione, con le scadenze che si avvicinano.
Il divieto dei "nudifier" scatta il 2 dicembre 2026
La parte piu' netta riguarda i deepfake sessuali. Dal 2 dicembre 2026 saranno vietati nell'Unione i sistemi di IA pensati per generare o manipolare immagini, video o audio sessualmente espliciti o intimi di persone reali senza il loro consenso, comprese le applicazioni che creano materiale pedopornografico. Il bersaglio sono sia le aziende che sviluppano questi strumenti sia gli utenti che li usano per produrre contenuti intimi falsi di persone reali. Come ha sintetizzato Euronews, le aziende avranno tempo fino a quella data per mettere i propri sistemi in regola o ritirarli dal mercato europeo.
E' una risposta diretta a un fenomeno esploso negli ultimi due anni: app pubblicizzate sui social che, con pochi clic, "spogliano" una foto qualsiasi. Le vittime sono in larghissima parte donne e minori, e finora la rimozione di questi contenuti dipendeva da una battaglia caso per caso. Inserire il divieto tra le pratiche proibite dell'AI Act significa colpirle alla radice, anziché inseguire i singoli contenuti.
Chatbot: dall'agosto si dovra' sapere che si parla con un'IA
Il secondo fronte e' la trasparenza. Le regole dell'articolo 50 dell'AI Act, in vigore dall'agosto 2026, impongono che chi interagisce con un chatbot o un assistente conversazionale venga informato in modo chiaro di trovarsi davanti a una macchina, salvo i casi in cui sia ovvio. In parallelo, i contenuti generati dall'IA — testi, immagini, audio, video — dovranno portare marcature leggibili dalle macchine, in modo da poter essere riconosciuti come sintetici.
Per accompagnare le aziende, la Commissione ha pubblicato una bozza di linee guida sulla trasparenza e l'ha messa in consultazione pubblica fino al 3 giugno 2026, con la versione definitiva attesa entro il mese, in anticipo sulla scadenza di agosto. Il 19 maggio era arrivata anche la guida sulla classificazione dei sistemi ad alto rischio, un altro tassello che serve a chiarire chi ricade negli obblighi piu' stringenti.
Cosa cambia per chi sviluppa e per gli utenti
Per le aziende che gestiscono assistenti virtuali, e' il momento di adeguare interfacce e disclaimer: un avviso esplicito all'avvio della conversazione, l'etichettatura dei contenuti generati, registri tecnici che dimostrino la conformita'. Chi sviluppa modelli generativi dovra' integrare sistemi di watermarking robusti, un problema tecnico tutt'altro che risolto. Per gli utenti, il cambiamento e' piu' sottile ma importante: piu' chiarezza su quando si sta parlando con un software e maggiore protezione contro l'uso della propria immagine.
L'AI Act resta una macchina complessa, con scadenze scaglionate fino al 2027 e una recente semplificazione che ha alleggerito alcuni obblighi per le imprese. Ma su due punti molto concreti — i deepfake intimi e la trasparenza dei chatbot — l'Europa ha scelto di muoversi prima e in modo netto, segnando una distanza chiara rispetto all'approccio piu' attendista degli Stati Uniti.



