Meta ha annunciato giovedi' 31 luglio 2026 conti trimestrali record e, soprattutto, l'ennesimo rialzo del budget destinato all'intelligenza artificiale: la spesa in conto capitale (capex) per l'intero 2026 sale ora a una forbice di 130-145 miliardi di dollari, contro i 125-145 indicati appena tre mesi prima. Nello stesso giro di trimestrali Microsoft ha alzato l'asticella ancora piu' in alto, prevedendo circa 190 miliardi di dollari di investimenti nell'anno, di cui 25 attribuiti direttamente al rincaro di memorie e componenti spinto proprio dalla domanda di IA.

Sono numeri che, sommati a quelli di Alphabet e Amazon, portano la spesa infrastrutturale delle grandi piattaforme statunitensi ben oltre i 400 miliardi di dollari in un solo anno. Per capire la posta in gioco: e' come costruire da zero, in dodici mesi, decine di centrali elettriche e centri di calcolo. La domanda che agita gli investitori e' sempre la stessa: quando arrivera' il ritorno?

I numeri del trimestre di Meta e Microsoft

Meta ha riportato ricavi per 60,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre, in crescita del 28% su base annua, trainati dalla pubblicita'. I costi sono pero' saliti del 55% a 42 miliardi, gonfiati da 2,4 miliardi di oneri legali e da 1,18 miliardi di indennita' legate ai circa 8.000 tagli decisi a maggio. Il messaggio del management e' netto: la spesa per l'IA non e' un extra, ma il cuore della strategia industriale.

La corsa alle GPU e alla capacita' di calcolo e' la voce che gonfia i bilanci delle Big Tech.

Microsoft, dal canto suo, ha collegato una fetta consistente dell'aumento al balzo dei prezzi di memoria e storage. La stessa azienda nelle settimane precedenti aveva persino razionato la capacita' di Azure per servire prima i propri prodotti Copilot: un segnale di quanto la disponibilita' di calcolo sia diventata una risorsa scarsa e contesa.

Perche' le memorie fanno rincarare tutto

Il collo di bottiglia non sono solo le GPU di Nvidia, ma anche la memoria ad alta banda (HBM) che le alimenta. Con SK Hynix, Samsung e Micron che dirottano la produzione verso i chip per l'IA, i prezzi di DRAM e moduli salgono per tutti, dai server agli smartphone. Microsoft ha quantificato l'effetto in 25 miliardi di dollari di maggiori costi: una cifra che da sola supererebbe l'intero capex annuale di molte aziende del settore.

Cosa cambia per il mercato e per gli utenti

Per il mercato, questi bilanci alimentano due letture opposte. Da un lato, la crescita dei ricavi pubblicitari e cloud giustifica gli investimenti; dall'altro, l'ampiezza della forbice di spesa (fino a 145 miliardi per Meta) segnala incertezza sui ritorni, e ogni delusione trimestrale rischia di riaccendere il timore di una bolla. Non a caso, negli stessi giorni i titoli dei produttori di chip hanno alternato balzi e cadute violente.

Per chi usa i servizi, l'effetto piu' concreto e' duplice: da una parte funzioni di IA sempre piu' potenti integrate in prodotti gratuiti; dall'altra, un rincaro diffuso dell'elettronica di consumo, perche' la fame di memoria delle Big Tech si scarica a valle sulla filiera. Come ha spiegato piu' volte il settore, la disponibilita' di calcolo e' oggi il vero fattore limitante della corsa all'IA, piu' del talento o degli algoritmi.

Il confronto con la stagione degli investimenti record

La trimestrale conferma una tendenza gia' vista nella prima meta' dell'anno, quando gli investimenti globali in startup hanno toccato i 510 miliardi di dollari trainati proprio dall'IA. La differenza e' che ora la spesa non arriva piu' solo dal capitale di rischio, ma dai bilanci operativi dei colossi quotati: e' denaro che deve produrre utili misurabili, non solo promesse. I prossimi trimestri diranno se la scommessa regge. Per la nostra redazione, i dati vanno letti incrociando i comunicati ufficiali delle aziende con le stime indipendenti degli analisti, evitando sia l'entusiasmo acritico sia il catastrofismo.

Il nodo del finanziamento circolare

C'e' un ulteriore elemento che gli analisti osservano con attenzione: il cosiddetto finanziamento circolare. Nvidia, che vende le GPU, sta al tempo stesso investendo o garantendo capitali ai propri clienti perche' possano acquistarle. Nelle stesse settimane si e' parlato di garanzie fino a 250 miliardi di dollari a favore dei progetti di data center legati a OpenAI, e di ulteriori decine di miliardi per l'acquisto di chip. Il meccanismo alimenta la crescita, ma rende la filiera fragile: se la domanda rallentasse o il sentiment degli investitori cambiasse, l'intero castello di partecipazioni incrociate potrebbe vacillare. E' una delle ragioni per cui il termine "bolla" e' tornato di moda tra gli operatori.

La spesa infrastrutturale delle Big Tech ha superato i 400 miliardi di dollari in un anno.

Cosa guardare nei prossimi mesi

Tre indicatori diranno se la corsa e' sostenibile. Il primo e' il margine: se i ricavi da servizi di IA cresceranno piu' velocemente dei costi, la spesa si giustifichera'; altrimenti aumentera' la pressione a tagliare. Il secondo e' l'energia: i data center consumano quanto piccole citta', e la disponibilita' di elettricita' - persino nucleare, tornata "bancabile" grazie proprio alla domanda dell'IA - diventa un vincolo fisico. Il terzo e' la concorrenza cinese, che con modelli aperti sempre piu' capaci abbassa il costo dell'inferenza e mette pressione sui prezzi. In questo quadro, la forbice di spesa dichiarata da Meta e Microsoft non e' solo un numero contabile: e' una scommessa strategica sul fatto che, nei prossimi anni, chi controlla il calcolo controllera' il mercato.