Chi deve pagare il boom dell'intelligenza artificiale? In Arizona la risposta che propone la principale utility dello Stato e' netta: chi consuma di piu'. Arizona Public Service (APS) ha presentato una richiesta di aumento delle tariffe elettriche che colpisce i data center fino al 45%, mentre per le famiglie l'aumento proposto e' del 16%. Le udienze pubbliche davanti alla Arizona Corporation Commission sono iniziate il 18 maggio 2026 e una decisione finale e' attesa entro la fine dell'anno.

Cosa propone APS e a chi

La manovra di APS prevede un aumento medio di circa il 14% su tutte le categorie di clienti, ma con pesi molto diversi: dal 16% per i clienti residenziali al 6-8% per le piccole, medie e grandi imprese, fino al 30-45% per i data center. La logica dichiarata e' quella del "chi inquina paga", applicata ai consumi: sono i grandi centri di calcolo a far impennare la domanda, quindi devono sostenerne una quota proporzionale dei costi di rete e generazione.

APS propone aumenti fino al 45% per i data center in Arizona. Foto: Pexels

Perche': picco di domanda in crescita del 40%

I numeri spiegano l'urgenza. APS prevede che il proprio picco di carico cresca fino al 40% entro il 2031, con i data center come motore principale. Secondo le stime, i grandi centri di calcolo potrebbero arrivare a consumare oltre il 20% dell'elettricita' dell'Arizona entro il 2030. E' la stessa pressione che si registra in tutti gli hub dei data center negli Stati Uniti, dove l'addestramento e l'inferenza dei grandi modelli di IA stanno mettendo sotto stress reti elettriche concepite per un'altra epoca.

Il meccanismo del "formula rate"

C'e' un dettaglio tecnico che fa discutere piu' delle percentuali: APS chiede anche un meccanismo di tariffa a formula, un "formula rate" legato alla crescita del carico, che consentirebbe aggiustamenti tariffari annuali automatici. In pratica un ascensore: invece di aprire una nuova istanza ogni volta che la domanda sale, la utility potrebbe ritoccare le tariffe in modo quasi continuo. I gruppi dei consumatori temono che questo trasferisca sui cittadini, in modo poco trasparente, i rischi di investimenti pensati soprattutto per servire i data center.

I data center potrebbero consumare oltre il 20% dell'elettricita' statale entro il 2030. Foto: Pexels

Un problema che riguarda anche l'Europa e l'Italia

La vicenda dell'Arizona non e' un caso isolato d'oltreoceano: e' l'anticipo di un dilemma che riguardera' presto anche l'Europa. La domanda di energia per l'IA cresce ovunque, e con il piano UE per le "gigafactory" dell'IA - i grandi poli di calcolo continentali - la questione di chi paga le bollette e di come potenziare le reti diventera' centrale anche in Italia, dove diversi operatori stanno annunciando nuovi data center.

Il nodo politico e' lo stesso ovunque: tenere insieme la corsa all'IA, gli obiettivi climatici e la bolletta delle famiglie. Far pagare di piu' a chi consuma di piu' e' una risposta intuitiva, ma rischia di scaricarsi comunque sui prezzi finali, perche' i data center servono i servizi cloud che tutti usiamo. La decisione della Arizona Corporation Commission, attesa entro fine 2026, sara' osservata da vicino dai regolatori di mezzo mondo.

Le contromosse: contratti dedicati e generazione propria

La proposta di APS non e' l'unica strada sul tavolo. In diversi Stati americani le utility stanno sperimentando contratti speciali per i grandi consumatori, che obbligano i data center a impegnarsi su consumi minimi pluriennali e a coprire in anticipo il costo delle nuove infrastrutture di rete, in modo che il rischio non ricada sugli altri clienti se un impianto chiude o riduce l'attivita'. E' un modo per legare chi causa la domanda agli investimenti necessari a soddisfarla.

Parallelamente, gli stessi giganti dell'IA stanno cercando di procurarsi energia per conto proprio: accordi pluriennali per l'acquisto di elettricita' da impianti rinnovabili, investimenti diretti in centrali e persino il ritorno del nucleare, con i piccoli reattori modulari indicati da piu' aziende come soluzione per alimentare i campus di calcolo senza appesantire la rete pubblica. Sono progetti dai tempi lunghi, che non risolvono il problema immediato delle tariffe ma indicano la direzione: l'energia, non i chip, rischia di diventare il vero collo di bottiglia dell'intelligenza artificiale nei prossimi anni.