OpenAI ha aperto un'agenzia pubblicitaria. Dal 5 maggio 2026 ha cominciato a distribuire l'accesso beta all'Ads Manager self-serve di ChatGPT, l'interfaccia visibile su ads.openai.com in cui le aziende statunitensi possono registrarsi, caricare creativita', impostare budget e bid, e misurare i risultati. E' la prima volta che il chatbot piu' usato al mondo offre una vera piattaforma di compravendita di annunci paragonabile a Google Ads o Meta Business Manager.

L'annuncio segue una sperimentazione di mesi con un piccolo gruppo di inserzionisti. Ora il modello si apre, gradualmente, a tutte le imprese USA. OpenAI ha confermato che la rotazione globale partira' nelle prossime settimane in Regno Unito, Giappone, Brasile, Messico e Corea del Sud. L'Italia non e' nella prima ondata: in Europa la roadmap dipendera' anche dai chiarimenti su come applicare l'AI Act agli annunci generati o mostrati da un sistema IA.

Come funziona: CPC, Conversions API e pixel

L'interfaccia e' familiare a chiunque abbia gia' usato un sistema di gestione campagne. L'inserzionista crea un account, aggiunge un metodo di pagamento, fissa un budget, sceglie il prodotto e l'audience, e carica i creativi. Da li' la piattaforma applica un algoritmo di asta basato su CPC bidding, il classico costo per clic, in concorrenza con Google. Search Engine Journal ricorda che OpenAI sta gia' annunciando l'arrivo del CPA bidding (costo per azione) e di nuovi strumenti di misurazione.

La parte piu' rilevante per le aziende e' la Conversions API e il pixel di tracciamento. Sono gli stessi strumenti che Meta e Google offrono da anni: lato server, registrano un acquisto, una registrazione o un lead arrivato da un annuncio in ChatGPT, e attribuiscono al chatbot la conversione. Il tutto va dichiarato nel rispetto del consenso GDPR, ma e' la struttura tipica del marketing performance.

L'Ads Manager di OpenAI riproduce la logica delle piattaforme di Meta e Google: budget, bid, audience, misurazione.

Dove appaiono gli annunci dentro ChatGPT

Gli annunci di ChatGPT non sono banner classici. Compaiono come blocchi sponsorizzati dentro le risposte, etichettati come "sponsored", e tipicamente sotto forma di card prodotto con immagine, titolo e link. Digiday nota che l'efficacia dipendera' molto dal contesto: una domanda su un viaggio, su un prodotto, su un confronto, e' un'occasione fertile. Una domanda generica o personale, molto meno.

Per gli editori, l'arrivo di un nuovo canale ads e' una notizia ambivalente: da un lato puo' togliere quota a Google Search (e quindi traffico ai siti che vivono di click), dall'altro apre un nuovo bacino di domanda. OpenAI sta lavorando con misuratori terzi per validare gli impression e i clic con audit indipendenti.

Quanto vale per OpenAI il business pubblicitario

OpenAI non ha ancora pubblicato cifre sui ricavi da pubblicita', ma Axios e Wall Street Journal stimano che il segmento ads possa generare entro il 2028 tra 10 e 30 miliardi di dollari, una frazione di quanto fa Meta ma sufficiente a riequilibrare i conti, dopo le perdite legate ai costi di calcolo. La scelta di passare dall'abbonamento esclusivo a un mix di abbonamento+pubblicita' mette ChatGPT su una traiettoria simile a quella di YouTube e di Instagram.

Per OpenAI c'e' anche un valore di dati: sapere cosa cercano gli utenti e quali risposte funzionano e' un'enorme leva per migliorare i modelli e per costruire offerte enterprise piu' mirate. Da qui il legame con la Deployment Company appena fondata: gli ingegneri di Tomoro potranno proporre ai clienti enterprise una strategia che mette insieme prodotto, integrazione e visibilita' su ChatGPT.

Cosa devono fare le aziende italiane

Per ora chi vende in Italia non puo' usare l'Ads Manager direttamente. Ma e' il momento di prepararsi. Le agenzie SEO/SEM dovrebbero gia' avviare audit dei contenuti per capire come vengono presentati i prodotti dentro ChatGPT (la cosiddetta Generative Engine Optimization), e i brand piu' grandi possono pilotare campagne tramite media buyer americani che gia' accedono al canale.

Resta da capire come reagiranno le autorita' europee. La Commissione UE ha gia' chiesto trasparenza sui contenuti generati e sull'etichettatura "sponsored". Anche se l'annuncio non e' di per se' deepfake, l'integrazione con risposte generate richiede che l'utente sappia distinguere tra suggerimento neutrale e contenuto pubblicitario. Su questo OpenAI dovra' essere molto piu' chiara di quanto e' stata Google con i risultati sponsorizzati.