L'amministrazione statunitense ha aperto la porta all'esportazione verso la Cina di chip per l'intelligenza artificiale come l'H200 di Nvidia e l'MI308 di AMD, in cambio di un accordo inedito: il 15% degli incassi di quelle vendite girato al governo americano. Eppure, a mesi di distanza dal via libera, Nvidia non ha ancora consegnato un solo H200 alla Cina. Lo stallo racconta meglio di molti annunci quanto la guerra dei semiconduttori sia diventata un groviglio di burocrazia, geopolitica e contromosse industriali.
Un accordo senza precedenti
Il patto e' anomalo gia' nella forma. Nvidia e AMD hanno accettato di condividere il 15% dei ricavi delle vendite di chip alla Cina con il governo statunitense, come condizione per ottenere le licenze di esportazione. E' una struttura inedita - di fatto una tassa sull'export di tecnologia sensibile - che i critici, a partire da analisti del Council on Foreign Relations, giudicano "strategicamente incoerente" e difficile da far rispettare: monetizza l'export pur sostenendo di volerlo limitare per ragioni di sicurezza nazionale.
Perche' le consegne sono ferme
Sulla carta i chip si possono vendere; nei fatti non si muovono. Le approvazioni delle licenze passano per il Bureau of Industry and Security (BIS) del Dipartimento del Commercio, che le valuta caso per caso e che - secondo le ricostruzioni - ha perso circa un quinto del personale dedicato, creando un collo di bottiglia amministrativo. Il risultato e' un limbo legale: licenze annunciate, ma consegne che non partono, tra incertezza sulle regole e timori delle aziende di muoversi nel momento sbagliato.
La contromossa di Pechino
L'altro freno arriva dalla Cina stessa. Pechino ha introdotto nuove regole sulla catena di fornitura e ha spinto le aziende nazionali verso alternative interne, in primis i processori Ascend di Huawei. La strategia e' ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana e dall'ecosistema CUDA: laboratori come DeepSeek hanno gia' lavorato perche' i loro modelli girino sui chip Huawei. Per le aziende cinesi, comprare un H200 oggi significa scommettere su una fornitura politicamente fragile invece di investire sull'autonomia.
Cosa sono H200 e MI308
Per capire la posta in gioco serve inquadrare i prodotti. L'H200 di Nvidia e' una GPU per data center pensata per addestrare e far funzionare grandi modelli di IA: e' una versione "depotenziata" rispetto agli acceleratori di punta destinati al mercato occidentale, calibrata per rientrare nei limiti imposti dai controlli all'esportazione. L'MI308 di AMD gioca un ruolo analogo nel catalogo del concorrente. Sono chip pensati apposta per la Cina, in un equilibrio sottile: abbastanza potenti da essere appetibili per i clienti cinesi, ma - nelle intenzioni di Washington - non al punto da spostare gli equilibri militari o da regalare a Pechino un vantaggio decisivo nella corsa all'IA.
Il problema e' che questo equilibrio e' instabile per definizione. Ogni volta che gli Stati Uniti fissano una soglia tecnica, i produttori progettano un chip appena sotto quel limite, e i regolatori si trovano a rincorrere. Nel frattempo la Cina lavora a colmare il divario internamente: e finche' le consegne restano bloccate, sono proprio i campioni nazionali come Huawei a guadagnare tempo e quote di mercato in casa.
Cosa c'e' in gioco
Il paradosso e' evidente: una politica pensata per usare l'accesso ai chip come leva geopolitica si ritrova senza vendite, mentre la Cina accelera sull'autosufficienza. Per Nvidia e AMD significa un mercato enorme che resta sulla carta; per Washington, una strategia che rischia di ottenere il peggio dei due mondi - ne' contenimento efficace, ne' incassi reali. La vicenda riguarda anche l'Europa: ogni mossa sull'export dei semiconduttori ridisegna le catene di fornitura globali su cui poggia anche l'industria dell'IA del continente. A meta' 2026 la fotografia e' quella di una corsa ai chip bloccata sulla linea di partenza, in attesa che burocrazia e politica si sblocchino.




