Doveva essere il chatbot "nato in Italia", la risposta tricolore a ChatGPT. Invece, a cinque giorni dal lancio, Emma e' diventata un caso sui social per una sfilza di risposte sbagliate. L'intelligenza artificiale sviluppata da Egomnia, la societa' fondata da Matteo Achilli e quotata dal 2024 su Euronext Growth Milan, era stata presentata il 20 giugno 2026 con tanto di slogan "l'AI nata in Italia". Bastava qualche giorno di prova da parte degli utenti per trasformare l'orgoglio in imbarazzo.

Le risposte che hanno fatto il giro della rete

Gli screenshot condivisi su X, LinkedIn e Reddit tra il 24 e il 25 giugno raccontano un modello in evidente difficolta'. In un caso Emma sostiene che un chilo di pane pesa piu' di un chilo di piume; in un altro afferma che un cane sarebbe in grado di volare. A questi si aggiungono moltiplicazioni sbagliate, confusione su figure politiche e, secondo diverse segnalazioni, risposte poco prudenti a richieste potenzialmente pericolose. Diversi utenti hanno anche lamentato tempi di risposta lentissimi e frequenti messaggi di "backend non raggiungibile" nei momenti di traffico piu' alto, complice un'ondata di curiosi: nei primi giorni si parla di circa 50.000 conversazioni.

550 milioni di parametri: il vero nodo tecnico

Dietro le gaffe c'e' una ragione tecnica che vale la pena spiegare, perche' aiuta a capire perche' un'IA "sbaglia". Stando alle informazioni circolate, Emma sarebbe un modello da circa 550 milioni di parametri. Puo' sembrare tanto, ma e' un ordine di grandezza lontanissimo dai modelli di frontiera: GPT-5, Claude o Gemini lavorano con architetture stimate nell'ordine delle centinaia di miliardi o dei trilioni di parametri, addestrate su quantita' enormi di dati e con budget di calcolo da centinaia di milioni di dollari. Un modello cosi' piccolo, con un addestramento limitato, fatica esattamente nei compiti dove gli utenti lo hanno messo alla prova: ragionamento, aritmetica, conoscenza fattuale.

Emma sarebbe basata su un modello da circa 550 milioni di parametri, lontano dai trilioni dei modelli di frontiera. Foto: Pexels.

La difesa di Achilli: "E' un modello sperimentale"

Di fronte alla valanga di critiche, il fondatore di Egomnia Matteo Achilli ha scelto di rispondere su X, definendo Emma "un modello sperimentale" che ha ancora bisogno di raccolta dati e addestramento, e invitando gli utenti a usarla per output creativi - canzoni, poesie, testi - piu' che per domande fattuali. Una difesa comprensibile ma che, di fatto, ammette il punto: oggi Emma non e' un assistente affidabile per chi cerca risposte corrette. Achilli, imprenditore noto fin dai tempi del primo Egomnia, piattaforma di recruiting lanciata nel 2012, ha costruito attorno al progetto una narrazione patriottica che ora rischia di ritorcersi contro il prodotto.

Cosa insegna il caso Emma sull'IA "sovrana"

Al di la' delle risate social, la vicenda tocca un tema serio. L'Italia e l'Europa discutono da mesi di "sovranita' digitale" e di modelli linguistici nazionali per non dipendere dai colossi americani e cinesi. Ma costruire un'IA competitiva non e' una questione di bandiera: serve calcolo, servono dati di qualita', servono competenze e capitali ingenti. Progetti europei piu' strutturati - dai modelli multilingue finanziati dall'UE alle iniziative di consorzi industriali - lavorano proprio su questa scala. Emma, nella sua versione attuale, e' la dimostrazione che annunciare "l'IA italiana" e' facile; renderla davvero utile e' un'altra storia, e richiede molto piu' di un lancio in pompa magna. Resta da vedere se Egomnia avra' le risorse per trasformare l'esperimento in un prodotto serio, oppure se Emma restera' soprattutto un meme dell'estate 2026.