Il Garante per la protezione dei dati personali ha acceso un faro sull'uso dell'intelligenza artificiale nelle scuole italiane. Con una richiesta di informazioni rivolta al Centro Nazionale Opere Salesiane (CNOS) Scuola, l'Autorità ha chiesto conto di una sperimentazione strutturata di IA generativa che, secondo quanto riportato dalla stampa, coinvolge oltre 1.600 docenti e quasi 29.000 studenti negli istituti salesiani.
È uno dei primi casi in cui il Garante interviene non su un singolo strumento, ma su un intero progetto educativo basato sull'IA — descritto come “un modello organizzato, esteso, misurato” — che coinvolgerebbe anche tecnologie di Google. Il segnale è chiaro: l'ingresso dell'IA generativa nelle aule, soprattutto quando di mezzo ci sono dati di minori, non può avvenire senza tutele adeguate.
Cosa chiede esattamente il Garante
Il CNOS Scuola dovrà fornire riscontro entro 20 giorni. L'Autorità vuole sapere quali valutazioni siano state effettuate prima di avviare il progetto, con quali modalità vengano trattati i dati personali degli studenti e del personale coinvolto, quali istituti partecipino all'iniziativa, chi siano i fornitori delle tecnologie impiegate e se sia stata svolta una valutazione d'impatto sulla protezione dei dati (la cosiddetta DPIA).
Quest'ultimo punto è centrale. Il Garante ricorda che, quando i trattamenti comportano rischi elevati per le persone — come nel caso del ricorso a processi decisionali automatizzati — la normativa impone adempimenti e misure di tutela specifiche. E l'IA generativa, che elabora testi e contenuti su richiesta, rientra a pieno titolo tra le tecnologie da maneggiare con cautela in un contesto scolastico.
Il piano ispettivo 2026 e il fronte dei minori
L'istruttoria non nasce nel vuoto. Per il primo semestre del 2026 il Garante ha previsto un piano ispettivo con almeno quaranta accertamenti mirati, e tra le aree a rischio compare proprio l'uso di strumenti di IA nelle scuole, accanto a sanità, telemarketing e dossier sanitari. L'attenzione si concentra sui trattamenti che coinvolgono minori, una categoria che il diritto europeo considera particolarmente vulnerabile.
Sullo sfondo c'è anche il quadro normativo italiano: la legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale e il regolamento europeo, l'AI Act, che classifica come “ad alto rischio” diversi sistemi di IA usati nell'istruzione — per esempio quelli che incidono sulla valutazione degli studenti o sull'accesso ai percorsi formativi.
Perché questo caso fa scuola
L'iniziativa dei Salesiani ha un pregio riconosciuto: è un esperimento ampio, dichiarato e misurato, l'opposto dell'uso disordinato e nascosto che già avviene in molte classi quando studenti e insegnanti ricorrono a ChatGPT o ad altri strumenti senza regole condivise. Proprio per questo è un banco di prova: definirà in concreto quali garanzie servono per portare l'IA in aula nel rispetto del GDPR.
La vicenda riguarda da vicino migliaia di famiglie e anticipa una domanda che presto investirà l'intero sistema scolastico: come si usa l'intelligenza artificiale a scuola senza trasformare gli studenti, e i loro dati, in materia prima per i sistemi che dovrebbero aiutarli a imparare. La risposta del CNOS, attesa entro tre settimane, sarà il primo indizio.




