Il 17 giugno 2026 Google ha pubblicato la specifica Agentic Resource Discovery (ARD), un protocollo aperto che prova a risolvere un problema sempre piu' concreto: come fanno gli agenti di intelligenza artificiale a trovare, scegliere e verificare gli strumenti e i servizi giusti tra i milioni disponibili sul web. La specifica e' stata scritta insieme a Microsoft e Hugging Face e annunciata con il sostegno di un fronte ampio di aziende: Amazon, Cisco, Databricks, GitHub, GoDaddy, NVIDIA, Salesforce, ServiceNow e Snowflake.

Il problema che ARD vuole risolvere

Negli ultimi due anni gli agenti IA, cioe' programmi capaci di compiere azioni in autonomia, si sono moltiplicati, e con loro registri e cataloghi di strumenti frammentati e incompatibili. Un agente che deve, per esempio, prenotare un volo o interrogare un database aziendale, ha bisogno di rispondere a tre domande prima di agire: dove si trova la capacita' giusta, quale usare tra le tante simili e come verificare che sia sicura a cui collegarsi. ARD nasce proprio per dare un linguaggio comune a queste tre domande.

ARD standardizza il modo in cui gli agenti scoprono strumenti e servizi prima di usarli.

Come funziona: catalogo e registro

La specifica definisce due elementi tecnici. Il primo e' un file manifesto statico, ai-catalog.json, che ogni organizzazione pubblica in un percorso standard del proprio dominio per dichiarare quali strumenti, competenze e agenti mette a disposizione. Il secondo e' una API di registro che indicizza questi cataloghi pubblicati in rete e risponde a interrogazioni in linguaggio naturale restituendo i risultati piu' pertinenti.

Un punto importante: ARD si occupa solo della fase che precede l'invocazione. Trova la risorsa giusta, ma la chiamata vera e propria avviene poi attraverso i protocolli nativi gia' esistenti, come l'MCP (Model Context Protocol) di Anthropic, l'A2A o le classiche API OpenAPI. In altre parole, ARD non vuole sostituire questi standard, ma fare da strato di scoperta sopra di essi.

Un paragone utile: DNS e motori di ricerca

Per capire la portata della cosa conviene un'analogia con il web che gia' conosciamo. Quando il web nacque, due infrastrutture lo resero usabile: il DNS, che traduce un nome di dominio nell'indirizzo di un server, e i motori di ricerca, che permettono di trovare la pagina giusta tra miliardi. Il web degli agenti ha lo stesso bisogno: un modo standard per dire "questo agente esiste, si trova qui, fa queste cose" e un modo per cercarlo. ARD prova a essere insieme un po' DNS e un po' indice di ricerca per gli agenti. Senza qualcosa del genere, ogni piattaforma resta un'isola e gli agenti possono parlare solo con gli strumenti del proprio recinto.

Una mossa che dice molto sull'industria

Il dato politico e' la lista dei firmatari. Vedere Google, Microsoft, Amazon, NVIDIA, Salesforce e Hugging Face sostenere la stessa specifica e' raro in un settore dove ognuno spinge il proprio ecosistema. Significa che le grandi aziende hanno capito che il cosiddetto web agentico non puo' funzionare se ogni piattaforma resta chiusa: senza un modo condiviso di scoprire gli strumenti, gli agenti restano prigionieri dei recinti di chi li ha creati. E' lo stesso ragionamento che, su un altro fronte, ha portato Anthropic a rendere MCP uno standard aperto adottato ormai da quasi tutti.

Il manifesto ai-catalog.json viene pubblicato dalle organizzazioni in un percorso standard del dominio.

Cosa manca ancora

ARD risponde alla domanda "dove trovo la capacita' giusta", ma lascia aperti nodi delicati. La verifica della sicurezza e dell'identita' di un servizio, per esempio, e' solo abbozzata: sapere che un agente esiste non basta a fidarsi di lui, e il rischio di agenti malevoli che si spacciano per altri e' tutt'altro che teorico. E come per ogni standard, il valore dipendera' dall'adozione reale: una specifica sostenuta da molti nomi ma poco implementata resta lettera morta. Per gli sviluppatori italiani che stanno costruendo agenti e integrazioni, il messaggio e' comunque utile: il modo in cui gli agenti si scopriranno tra loro sta iniziando a prendere una forma condivisa, e conviene seguirla da vicino. ARD si affianca cosi' a MCP nel disegnare l'infrastruttura invisibile su cui poggera' la prossima generazione di software autonomo.