Il 4 giugno 2026 i deputati Jay Obernolte (repubblicano della California) e Lori Trahan (democratica del Massachusetts) hanno diffuso una bozza di discussione di 269 pagine intitolata Great American AI Act. È il tentativo più ambizioso, e bipartisan, di dare agli Stati Uniti una cornice federale unica per l'intelligenza artificiale — ma la disposizione che ha catalizzato lo scontro è un'altra: la sospensione per tre anni delle leggi statali che regolano lo sviluppo dei modelli.
Il testo non è ancora una proposta di legge formale: i due deputati lo hanno pubblicato come bozza per raccogliere commenti da esperti, aziende e cittadini prima di depositarlo. Ma il segnale politico è chiaro e arriva in un momento in cui decine di Stati stanno scrivendo le proprie regole, creando il mosaico che Washington vorrebbe ora ricomporre dall'alto.
Come funziona la preemption di tre anni
La bozza prevede che le leggi e i regolamenti statali che disciplinano nello specifico lo sviluppo di un modello di IA siano sospesi per un periodo di tre anni (con una clausola di scadenza automatica). Attenzione alla parola chiave: la preemption riguarda lo sviluppo, non l'uso o il dispiegamento dei sistemi, che resterebbero di competenza statale. È una distinzione sottile ma decisiva, perché molte tutele — sul lavoro, sui consumatori, sui minori — agiscono proprio sul lato dell'utilizzo.
Il bersaglio implicito è il Colorado AI Act, la prima legge statale organica sull'IA negli USA, che affronta la discriminazione algoritmica in ambiti come lavoro, istruzione, servizi finanziari, sanità e alloggi e che entra in vigore il 30 giugno 2026. Se il Great American AI Act passasse nella forma attuale, una parte di quelle tutele potrebbe essere congelata.
I quattro pilastri e gli obblighi per i grandi laboratori
La bozza ruota attorno a quattro pilastri: la governance dei modelli di frontiera, la raccolta di dati sui cambiamenti nel mondo del lavoro, il rafforzamento della cybersicurezza e il sostegno alla ricerca e sviluppo. Per i grandi sviluppatori — definiti come quelli con oltre 500 milioni di dollari di ricavi annui — scattano obblighi precisi: pubblicare i propri Frontier AI Framework, cioè i piani di sicurezza; segnalare gli incidenti critici; sottoporsi a verifiche indipendenti due volte l'anno.
Il testo codificherebbe inoltre il Center for AI Standards and Innovation (CAISI) del Dipartimento del Commercio, l'organismo federale incaricato degli standard tecnici, con un finanziamento dell'ordine di 100 milioni di dollari l'anno.
Perché sindacati e gruppi civili si oppongono
Sul fronte opposto si sono schierati subito i grandi sindacati — AFL-CIO, l'American Federation of Teachers, l'associazione degli assistenti di volo — e organizzazioni come Public Citizen. La critica è che la preemption, anche se limitata allo sviluppo, toglierebbe agli Stati uno strumento per proteggere lavoratori, consumatori e bambini in un'epoca in cui le regole federali tardano ad arrivare. Per i sindacati, congelare le iniziative locali significa lasciare un vuoto normativo proprio mentre l'IA entra nei luoghi di lavoro.
Due binari paralleli a Washington
Il Great American AI Act non va confuso con l'ordine esecutivo firmato dal presidente Trump nei giorni scorsi, centrato su innovazione e cybersicurezza: sono due binari distinti, uno parlamentare e uno presidenziale, che convergono però verso lo stesso obiettivo politico — mantenere gli Stati Uniti in testa nella corsa all'IA, riducendo la frammentazione interna. La differenza è che una legge del Congresso, a differenza di un ordine esecutivo, è molto più difficile da ribaltare con un cambio di amministrazione.
Per l'Europa, che ha scelto la strada opposta — un regolamento unico e dettagliato come l'AI Act — il confronto è istruttivo: Washington tenta ora una sintesi federale dopo aver lasciato correre gli Stati, mentre Bruxelles parte dalla regola comune e fatica sull'attuazione. Due modelli speculari, entrambi alla prova dei fatti nelle prossime settimane.




