Il calendario europeo dell'intelligenza artificiale si fa fitto. Il Digital Omnibus sull'IA entra in vigore il 27 luglio 2026 — il terzo giorno dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione — ed e' obbligatorio e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. A pochi giorni di distanza, il 2 agosto 2026, diventa applicabile la quasi totalita' delle disposizioni dell'AI Act, il regolamento europeo sull'IA. Per le aziende e la pubblica amministrazione italiane e' il momento in cui la teoria diventa obbligo concreto.
Il Digital Omnibus e' un pacchetto pensato per semplificare e coordinare le regole digitali europee, e in questo passaggio ridefinisce alcuni aspetti della tabella di marcia con cui l'AI Act entra progressivamente in vigore. Non stravolge l'impianto, ma ritocca tempi e modalita' di applicazione di singole disposizioni, con l'obiettivo di ridurre gli oneri e allineare scadenze che rischiavano di sovrapporsi in modo confuso.
Cosa scatta il 2 agosto: gli obblighi di trasparenza
Il cuore dell'appuntamento del 2 agosto sono gli obblighi di trasparenza previsti dall'articolo 50 del regolamento. In sostanza, chi genera contenuti sintetici con l'IA — testi, immagini, audio, video — e chi diffonde deepfake o testi generati artificialmente su temi di interesse pubblico dovra' segnalarlo e marcarlo in modo che l'utente sappia di trovarsi davanti a un contenuto prodotto da una macchina.
Per accompagnare questo passaggio, il 10 giugno la Commissione europea ha pubblicato la versione finale del Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA. L'adesione al Codice e' volontaria, ma rispettare l'articolo 50 e' un obbligo di legge: firmare e seguire il Codice offre alle aziende una presunzione di conformita', cioe' la ragionevole certezza di essere in regola. Per i sistemi gia' sul mercato prima del 2 agosto e' previsto un periodo di transizione fino al 2 dicembre 2026.
Le sanzioni: fino al 7% del fatturato
Le regole hanno denti. La mancata garanzia di trasparenza puo' costare fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale annuo per la violazione degli obblighi, mentre per le pratiche vietate dal regolamento le sanzioni salgono fino a 35 milioni o il 7% del fatturato. Sono importi calibrati sulla scala dei grandi gruppi tecnologici, ma il principio vale per chiunque immetta sul mercato o utilizzi sistemi di IA nell'Unione.
Il tassello italiano: i decreti della legge 132/25
Sul fronte nazionale, l'Italia ha gia' approvato in via definitiva la propria legge n. 132 del 2025, primo quadro normativo organico sull'intelligenza artificiale allineato all'AI Act. Il Consiglio dei ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare i decreti legislativi attuativi, che definiscono ruoli, autorita' competenti e regole operative per calare il regolamento europeo nel contesto italiano.
Il combinato disposto — regolamento europeo, Digital Omnibus, Codice di trasparenza e legge italiana con i suoi decreti — disegna il quadro dentro cui aziende e amministrazioni dovranno muoversi nei prossimi mesi. La fotografia del Paese, pero', racconta un ritardo: secondo diverse rilevazioni solo una piccola quota delle PMI italiane ha progetti di IA strutturati, mentre l'uso individuale degli strumenti e' gia' molto diffuso. Il rischio e' che gli obblighi arrivino prima della maturita' organizzativa. Per questo il consiglio pratico per imprese e PA e' non arrivare impreparati al 2 agosto: mappare i sistemi di IA in uso, verificare quali generano contenuti da etichettare e predisporre le procedure di trasparenza sono i primi passi concreti da compiere adesso.




