Negli Stati Uniti si avvicina una scadenza che dira' molto sul modo in cui Washington intende gestire i modelli di intelligenza artificiale piu' potenti. Entro il 1 agosto 2026 le agenzie federali devono varare, in attuazione dell'ordine esecutivo 14409 firmato il 2 giugno, un quadro volontario che consenta agli sviluppatori di IA di frontiera di far esaminare i propri modelli dal governo prima del lancio pubblico – fino a 30 giorni di accesso anticipato per identificare e correggere eventuali falle di sicurezza. E' un approccio dichiaratamente "leggero", incentrato sui rischi cyber, che evita accuratamente qualsiasi obbligo di licenza.

Cosa prevede l'ordine esecutivo 14409

L'ordine, intitolato "Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security", disegna un percorso in due tempi. Da un lato, come spiega Norton Rose Fulbright, chiede alle agenzie di costruire entro il 1 agosto un meccanismo di "early access" con cui i laboratori possono, su base volontaria, sottoporre i modelli di punta a una revisione federale fino a 30 giorni prima della loro diffusione ad altri partner. Dall'altro, entro 60 giorni, Tesoro, NSA, CISA, NIST e altri uffici devono sviluppare e mantenere un processo di benchmarking riservato per valutare le capacita' cyber avanzate dei modelli e stabilire quando un sistema debba essere classificato come "covered frontier model", cioe' modello di frontiera soggetto ad attenzione particolare.

L'ordine esecutivo affida a NSA, CISA e NIST la valutazione delle capacita' cyber dei modelli.

Volontario, non obbligatorio: il punto chiave

La differenza rispetto ad altri approcci sta tutta nell'aggettivo. L'ordine, sottolinea l'analisi di Latham & Watkins, vieta esplicitamente la creazione di un regime di licenza o di autorizzazione preventiva obbligatoria per i modelli di IA. Non c'e' alcun "permesso di rilascio": il governo puo' solo invitare gli sviluppatori a condividere in anticipo i sistemi piu' avanzati, usando quella finestra per individuare e mitigare vulnerabilita' di sicurezza. Il fulcro e' cyber: l'attenzione si concentra sulla possibilita' che modelli molto capaci vengano usati per attacchi informatici, non su un controllo generalizzato dei contenuti.

Che cosa e' un 'covered frontier model'

Il cuore operativo dell'ordine sta in una definizione: quali modelli finiranno sotto la lente. L'idea di "covered frontier model" serve proprio a delimitare il perimetro. Non tutti i sistemi di IA interessano al governo, ma solo quelli abbastanza potenti da avere rilievo per la sicurezza nazionale – in particolare per le capacita' cyber offensive. Il benchmarking riservato affidato a NSA, CISA, NIST e Tesoro serve a stabilire, con criteri tecnici e classificati, la soglia oltre la quale un modello merita attenzione. E' un approccio che ricalca la logica del rischio: concentrare le risorse di controllo sui sistemi di frontiera, lasciando fuori la massa di applicazioni ordinarie.

Il punto delicato e' l'adesione. Trattandosi di un meccanismo volontario, il suo successo dipende dalla disponibilita' dei laboratori a condividere in anticipo i modelli piu' avanzati. Le grandi aziende hanno interesse a collaborare per non trovarsi additate in caso di incidenti, ma restano nodi aperti: la tutela della proprieta' intellettuale, i tempi di sviluppo, il timore che l'accesso anticipato del governo possa tradursi in vincoli non previsti. La finestra dei 30 giorni prova a bilanciare esigenze di sicurezza e velocita' di innovazione.

Un mosaico regolatorio a piu' velocita'

Il quadro americano si presenta cosi' quasi speculare a quello europeo. Mentre l'Unione europea procede con l'AI Act, un regolamento vincolante che classifica i sistemi per livello di rischio e impone obblighi, gli Stati Uniti scelgono la strada della cooperazione volontaria fondata su incentivi e benchmarking riservato. Le due filosofie convivranno – e in parte si scontreranno – nel mercato globale, dove gli stessi laboratori dovranno rispettare regimi diversi a seconda dei continenti.

Per le aziende europee, e italiane, il quadro americano non e' un dettaglio lontano. Chi sviluppa o integra modelli di frontiera dovra' fare i conti con due sistemi paralleli: l'accesso anticipato volontario negli Stati Uniti e gli obblighi vincolanti dell'AI Act in Europa. Districarsi tra i due significa dotarsi di competenze di conformita' specifiche e progettare i modelli fin dall'inizio pensando a piu' giurisdizioni. Il rischio, per chi opera su scala globale, e' la frammentazione: regole diverse che aumentano i costi e rallentano il rilascio dei prodotti sui vari mercati.

La scadenza del 1 agosto e' un test concreto di questo approccio. Se il quadro volontario funzionera', potra' diventare un modello di collaborazione pubblico-privato replicabile; se restera' sulla carta o verra' disertato dai laboratori, alimentera' le richieste di regole piu' stringenti. La partita si intreccia con il dibattito interno al settore – testimoniato dalla recente lettera dei dipendenti sul "pacing" dello sviluppo – e con episodi che hanno mostrato quanto i modelli avanzati possano comportarsi in modo imprevisto. Il calendario, per una volta, e' preciso: i prossimi giorni diranno se le agenzie federali arriveranno puntuali all'appuntamento.