Per due anni la domanda "l'intelligenza artificiale distruggera' posti di lavoro?" ha avuto risposte fatte di sensazioni e titoli ad effetto. Nel 2026, finalmente, iniziano ad arrivare i dati. E il quadro che emerge da una serie di studi pubblicati negli ultimi mesi e' piu' sfumato — ma anche piu' inquietante per una categoria precisa: chi cerca il primo lavoro.

I numeri della Federal Reserve di New York e del FMI

Un'analisi di maggio 2026 della Federal Reserve di New York ha confrontato l'andamento delle offerte di lavoro per professioni piu' o meno esposte all'IA. Il risultato e' prudente: si nota un calo relativo degli annunci nelle occupazioni piu' esposte, ma una parte di questo declino e' iniziata prima dell'arrivo di ChatGPT, segno che non tutto e' attribuibile all'IA generativa.

Piu' netto il Fondo Monetario Internazionale, che in un documento del 2026 trova "prove emergenti" per gli Stati Uniti: l'adozione dell'IA generativa starebbe riducendo le assunzioni entry-level, soprattutto dove i compiti sono automatizzabili invece che complementari al lavoro umano. La distinzione e' cruciale. Dove l'IA sostituisce il compito, l'occupazione cala; dove lo affianca, regge o cresce.

I compiti ripetitivi dei ruoli junior sono i primi a essere assorbiti dagli agenti IA.

Perche' i piu' colpiti sono gli under 25

Diverse ricerche, tra cui studi della Stanford University, convergono su un punto: il calo dell'occupazione nei settori piu' esposti all'IA e' particolarmente pronunciato per i lavoratori sotto i 25 anni. La spiegazione e' economica prima ancora che tecnologica. Gli agenti IA sono diventati bravi proprio nel "lavoro sporco" — generare codice di base, costruire modelli finanziari, redigere bozze, sistemare dataset — che storicamente i neoassunti svolgevano per imparare il mestiere. Se quell'attivita' la fa una macchina a costo quasi nullo, l'azienda perde l'incentivo a pagare il periodo di rodaggio di un junior.

E' un paradosso pericoloso: si rischia di tagliare il gradino piu' basso della scala, quello da cui si sale. Senza i ruoli d'ingresso, diventa piu' difficile formare i professionisti senior di domani.

La voce (interessata) dei laboratori

Non tutti vedono gia' un terremoto. L'Anthropic Economic Index, pubblicato dal laboratorio che produce Claude, propone un quadro metodologico per misurare l'impatto e trova, per ora, prove limitate che l'IA abbia modificato l'occupazione complessiva. Va letto con la giusta cautela — e' un'azienda che vende IA — ma il dato si allinea con la prudenza della Fed di New York: a livello aggregato l'effetto e' ancora difficile da isolare. Il problema e' che la media nasconde le code: ci sono settori e fasce d'eta' che il colpo lo stanno gia' assorbendo.

Cosa significa per l'Italia

Per un Paese con disoccupazione giovanile storicamente alta e un mercato del lavoro rigido in ingresso, questi segnali meritano attenzione. La leva non e' frenare la tecnologia, ma ripensare il modo in cui si forma chi entra: spostare i giovani dai compiti che l'IA svolge meglio verso quelli in cui restano insostituibili — giudizio, relazione, responsabilita', supervisione degli agenti. Le aziende che continueranno ad assumere junior e a insegnare loro a guidare gli strumenti, invece di limitarsi a sostituirli, potrebbero ritrovarsi tra qualche anno con un vantaggio competitivo che oggi sembra solo un costo. Gli studi del 2026 non dicono che il lavoro finira': dicono che la porta d'ingresso si sta restringendo, ed e' li' che serve intervenire.