Il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 giugno 2026 due decreti legislativi che danno attuazione alla legge 132 del 2025 sull'intelligenza artificiale. Con questo passaggio, sostiene Palazzo Chigi nel comunicato n. 177, l'Italia diventa il primo Paese europeo a dotarsi di una disciplina nazionale organica sull'IA, allineata e complementare all'AI Act dell'Unione europea. Non si tratta di una nuova legge, ma del telaio operativo che traduce in regole concrete i principi fissati un anno fa.

Il filo conduttore, ripetuto in conferenza stampa dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, è l'approccio "antropocentrico": l'innovazione tecnologica deve restare al servizio della persona e dei diritti fondamentali. Tradotto in pratica, significa una serie di divieti puntuali e una catena di responsabilità ben definita. Vediamo i punti che incidono di più sulla vita di cittadini e imprese.

Lavoro: stop alle decisioni automatizzate su assunzioni e licenziamenti

Il decreto sul lavoro introduce un divieto netto: le aziende non potranno affidare a sistemi automatizzati le decisioni che incidono sul rapporto di lavoro. Restano quindi escluse dalla delega all'algoritmo le assunzioni, le modifiche delle condizioni contrattuali, i licenziamenti e le sanzioni disciplinari. L'IA può supportare l'analisi e la selezione, ma la responsabilità della scelta resta in capo a una persona. È una scelta che anticipa, irrigidendole, alcune previsioni dell'AI Act sui sistemi ad "alto rischio" in ambito occupazionale.

Lavoro, scuola e sicurezza: i decreti dovranno ora passare in Parlamento.

Scuola: l'IA entra nei licei, 300 milioni per i docenti

Sul fronte istruzione, l'intelligenza artificiale entra in modo esplicito nei programmi della scuola secondaria, con una revisione che tocca anche l'insegnamento della matematica. Il provvedimento stanzia 300 milioni di euro per la formazione del personale docente e per promuovere l'uso consapevole dell'IA nella didattica. L'obiettivo dichiarato è duplice: alfabetizzare gli studenti sugli strumenti che già usano e dare agli insegnanti le competenze per governarli, invece di limitarsi a vietarli.

Alle università e agli enti di ricerca viene assegnato un ruolo centrale nello sviluppo dell'ecosistema nazionale, tra trasferimento tecnologico e formazione di competenze avanzate.

Polizia e biometria: nuovi poteri, ma "niente Grande Fratello"

È la parte più delicata. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha tenuto a precisare che non è previsto "nessun sistema di sorveglianza di massa né un Grande Fratello generalizzato". Il decreto vieta espressamente l'uso di grandi banche dati biometriche. L'impiego dell'IA nelle attività di polizia viene circondato da garanzie: in chiave preventiva richiede la richiesta del questore con autorizzazione dell'autorità giudiziaria, mentre negli altri casi resta soggetto al controllo del giudice.

Compaiono inoltre nuove fattispecie penali per chi progetta, realizza o omette di adottare le misure di sicurezza necessarie in sistemi di IA, quando ciò mette a rischio l'incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato.

Sulla biometria il decreto vieta le grandi banche dati e impone il controllo del giudice.

Chi controlla: ACN e AgID al centro della governance

La governance ruota attorno a due soggetti, entrambi sotto l'ombrello della presidenza del Consiglio: l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) e l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID). Le due agenzie coordineranno la vigilanza dialogando con Banca d'Italia, Consob, IVASS e Garante per la privacy, a seconda del settore toccato. È un'architettura che concentra il presidio tecnico su ACN e quello sulle regole digitali su AgID, evitando di creare un'autorità ex novo.

Su questo punto non sono mancate le critiche di chi avrebbe preferito un'autorità indipendente dedicata, sul modello di altri Paesi, anziché un coordinamento tra agenzie già legate all'esecutivo.

I prossimi passaggi e il legame con l'AI Act

I testi non sono ancora definitivi: dovranno passare al vaglio delle commissioni parlamentari competenti e della Conferenza unificata con Regioni ed enti locali, prima del via libera finale. La tempistica si incrocia con quella europea: dal 2 agosto 2026 scattano le prime sanzioni dell'AI Act, che possono arrivare fino al 7% del fatturato globale per le violazioni più gravi. Con i decreti, l'Italia prova a presentarsi a quell'appuntamento con un quadro nazionale già pronto, invece di rincorrere Bruxelles a regole già in vigore.

Resta da vedere se l'impianto reggerà l'urto del dibattito parlamentare, soprattutto sui capitoli più sensibili come biometria e poteri di polizia. Ma il messaggio politico è chiaro: il governo vuole intestarsi il primato di una "via italiana" alla regolazione dell'IA. Come da nostre linee guida, abbiamo verificato il provvedimento incrociando il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri con le ricostruzioni di ANSA, Il Sole 24 Ore e le testate specializzate.