Il governo italiano ha messo a disposizione del sistema delle startup, nel campo dell'intelligenza artificiale, risorse per quasi un miliardo di euro. Lo ha ribadito nei giorni scorsi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, mentre la cornice normativa entra nella fase operativa: con l'approvazione in Consiglio dei ministri dei decreti attuativi, l'Italia dà gambe alla legge 132 del 2025, la prima legislazione nazionale organica sull'IA adottata in Europa in piena coerenza con l'AI Act comunitario.
Da dove arriva il quasi miliardo di euro
La cifra non nasce dal nulla: l'articolo 23 della legge 132/2025 stanzia fino a 1 miliardo di euro dal Fondo di sostegno al venture capital. Di questi, oltre 300 milioni sono gia' stati allocati da CDP Venture Capital a sostegno di piu' di 150 startup, con altri 500 milioni di investimenti previsti nell'arco dei prossimi tre anni. A questi si aggiunge il lancio, a partire dal 2026, del cosiddetto Polo SophIA, con circa 30 milioni destinati allo sviluppo di intelligenza artificiale e cybersicurezza.
Sul fronte europeo, la finestra di opportunita' resta aperta: tra i bandi di questo periodo c'e' un programma finanziato da Horizon Europe che seleziona fino a 12 progetti con un contributo massimo di 200.000 euro per PMI e startup innovative attive su IA e data analytics, mentre il cut-off estivo dello Step 2 dell'EIC Accelerator, uno degli strumenti piu' ambiti dalle deep tech, e' fissato per l'8 luglio 2026.
Cosa prevedono i decreti attuativi
I decreti approvati dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 traducono in regole concrete i principi della legge 132. Il quadro tocca ambiti sensibili come sanita', giustizia, lavoro e istruzione, e introduce anche una nuova fattispecie di reato per chi ometta le misure di sicurezza previste nell'uso dei sistemi di IA. L'obiettivo dichiarato del governo e' presentarsi come apripista: essere la prima nazione a dotarsi di una normativa nazionale organica, allineata al Regolamento UE 2024/1689, l'AI Act.
La tempistica non e' casuale. Il 2 agosto 2026 scattano a livello europeo gli obblighi per i modelli di IA di uso generale ad alto impatto, con la possibilita' per la Commissione di comminare sanzioni. Muoversi con anticipo sul recepimento serve all'Italia sia per dare certezze agli operatori sia per rivendicare un ruolo di guida nel dibattito continentale sulla regolazione.
Il nodo: i fondi bastano a colmare il divario?
Il quasi miliardo di euro va letto nel giusto ordine di grandezza. E' una cifra significativa per l'ecosistema italiano, che nel primo semestre 2026 ha visto le proprie startup raccogliere complessivamente centinaia di milioni, ma resta lontanissima dai capitali che si muovono negli Stati Uniti e in Cina, dove i singoli round valgono spesso piu' dell'intero stanziamento pubblico italiano. Together AI, per fare un solo esempio, ha appena raccolto da sola 800 milioni di dollari.
La partita, per l'Italia, non e' quindi competere sui grandi modelli di frontiera, ma costruire un tessuto di startup applicative capaci di portare l'IA nei settori dove il Paese ha competenze forti: manifattura, sanita', beni culturali, pubblica amministrazione. La combinazione di fondi pubblici, quadro normativo definito e strumenti europei crea le condizioni; il risultato dipendera' dalla capacita' di trasformare gli annunci in aziende che crescono e trattengono i talenti, evitando che le migliori idee finiscano per svilupparsi altrove.




