L'Italia ha uno dei supercomputer piu' potenti d'Europa, Leonardo, ospitato dal Cineca nel tecnopolo di Bologna. Nel 2026 quella macchina sta cambiando pelle: arriva LISA, un "motore" pensato specificamente per l'intelligenza artificiale, e prende forma IT4LIA, la cosiddetta AI Factory che, sulla carta, promette prestazioni per l'IA dieci volte superiori a quelle attuali. Una partita che vale centinaia di milioni e che decide quanto l'Italia sara' autonoma nella corsa ai modelli.
LISA, il motore IA che potenzia Leonardo
LISA e' un'estensione di Leonardo ottimizzata per i carichi di lavoro dell'intelligenza artificiale, dai grandi modelli di linguaggio alle reti multimodali. E' cofinanziata dall'impresa comune europea EuroHPC e dal Ministero dell'Universita' e della Ricerca attraverso il Centro Nazionale ICSC. L'installazione e i test si sono svolti tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, con l'apertura agli utenti prevista nel corso dell'anno.
La differenza rispetto al cuore originario di Leonardo, nato soprattutto per la simulazione scientifica tradizionale, sta nell'hardware e nell'architettura: piu' acceleratori dedicati all'apprendimento automatico, pensati per addestrare e far girare modelli di grandi dimensioni. In pratica, un'infrastruttura che avvicina il calcolo pubblico italiano alle esigenze concrete di chi sviluppa IA.
IT4LIA: la AI Factory da 430 milioni
Il progetto piu' ambizioso e' IT4LIA, una delle AI Factory europee. Coordinata dal Cineca e cofinanziata in parti uguali da Italia ed EuroHPC, ha un valore complessivo di circa 430 milioni di euro e punta a offrire prestazioni per le applicazioni di IA fino a dieci volte superiori a quelle dell'attuale Leonardo. Insieme ad altre nuove macchine, contribuisce a creare un ecosistema integrato che spazia dall'IA avanzata al calcolo ad alte prestazioni tradizionale fino alle prime sperimentazioni sul quantistico.
Le AI Factory sono il cuore della strategia europea: poli di supercalcolo aperti a imprese, startup e ricerca per addestrare modelli senza dover ricorrere esclusivamente al cloud dei grandi operatori americani. Per l'Europa e' una questione di sovranita' tecnologica; per l'Italia, l'occasione di restare nel gruppo di testa.
Cosa cambia per ricercatori e startup italiane
Per chi fa ricerca, avere accesso pubblico a una capacita' di calcolo di questa portata significa poter addestrare modelli che, su infrastrutture private, costerebbero cifre proibitive. Per le startup, e' la possibilita' di sperimentare su modelli di grandi dimensioni senza bruciare in poche settimane gran parte del proprio finanziamento in fatture cloud.
Il tema dei costi non e' secondario. Negli ultimi mesi il dibattito italiano si e' acceso attorno alla necessita' di infrastrutture pubbliche per l'IA, fino alle proposte di un "CERN europeo dell'intelligenza artificiale" e agli sforzi per finanziare campioni nazionali. Una AI Factory accessibile e ben gestita risponde proprio a questa esigenza: abbassare la barriera d'ingresso per chi non ha le tasche dei colossi.
L'Italia nella rete europea delle AI Factory
IT4LIA non e' un'iniziativa isolata: si inserisce nella rete di AI Factory che l'Unione Europea sta finanziando in piu' Paesi per costruire una capacita' di calcolo continentale. L'idea e' che questi poli, collegati tra loro, offrano una piattaforma comune su cui far crescere modelli, dati e competenze europee.
La sfida vera, come sempre, sara' nell'esecuzione: tempi di realizzazione, qualita' della gestione, regole di accesso semplici e capacita' di attrarre davvero imprese e ricercatori. Le infrastrutture, da sole, non bastano a colmare il divario con Stati Uniti e Cina. Ma senza di esse, qualsiasi ambizione di IA "sovrana" resterebbe sulla carta. Per questo cio' che accade a Bologna, attorno a Leonardo, e' molto piu' di una notizia tecnica: e' un pezzo della strategia industriale del Paese.




