I laboratori di intelligenza artificiale non combattono piu' solo a colpi di modelli: combattono anche nei corridoi del Congresso americano. Le dichiarazioni di spesa relative al secondo trimestre 2026, depositate a meta' luglio, mostrano che OpenAI e Anthropic hanno speso insieme 3,17 milioni di dollari in lobbying federale tra aprile e giugno, il 23% in piu' rispetto al primo trimestre e livelli mai visti prima per due aziende cosi' giovani.
Il dato piu' sorprendente riguarda Anthropic, che con la sua spesa ha superato perfino un colosso dei chip come Nvidia. E' il segno di uno spostamento di potere: fino a poco tempo fa a dettare l'agenda tecnologica a Washington erano i produttori di hardware e le grandi piattaforme; oggi al tavolo siedono, con portafogli sempre piu' pesanti, anche i laboratori che addestrano i modelli.
Le cifre arrivano dalle dichiarazioni obbligatorie che ogni organizzazione che fa pressione sul Congresso deve depositare a fine trimestre, un sistema di trasparenza che negli Stati Uniti consente di seguire con precisione dove va il denaro dell'influenza politica. Non misurano l'efficacia — spendere di piu' non garantisce di ottenere le norme desiderate — ma raccontano bene le priorita' e l'urgenza percepita da chi le firma.
I numeri trimestre per trimestre
| Azienda | Spesa lobbying Q2 2026 | Variazione |
|---|---|---|
| Meta | ~6 milioni di dollari | la piu' alta del gruppo |
| Anthropic | 1,97 milioni | +26% sul Q1 |
| Nvidia | 1,25 milioni | — |
| OpenAI | 1,2 milioni | +18% sul Q1 |
Anthropic (1,97 milioni) ha superato Nvidia (1,25 milioni), mentre OpenAI e' rimasta appena sotto il colosso dei chip, a meno di 50.000 dollari di distanza. Rispetto allo stesso trimestre del 2025 la crescita e' verticale: la spesa di Anthropic e' piu' che raddoppiata, quella di OpenAI quasi. Nei soli primi sei mesi del 2026 Anthropic ha gia' speso oltre 3,5 milioni, piu' dei 3,1 milioni dell'intero 2025.
Su cosa fanno pressione i laboratori di IA
Le voci dichiarate raccontano le priorita' del settore in questo momento. Le aziende hanno fatto pressione su cybersicurezza, copyright, cloud computing e appalti per la difesa. Anthropic in particolare si e' concentrata su controlli all'export, sicurezza informatica e standard di sicurezza dell'IA — temi coerenti con la sua immagine di laboratorio attento ai rischi, ma anche con interessi commerciali molto concreti sull'accesso ai chip e ai mercati esteri. Il copyright, in particolare, e' diventato un fronte caldissimo: dalle cause degli editori musicali alle vertenze sui dati di addestramento, le regole che usciranno da Washington possono valere miliardi.
Perche' la spesa esplode proprio adesso
L'accelerazione non e' casuale. Washington sta decidendo in queste settimane quanto e come regolare l'intelligenza artificiale: dalla revisione dei modelli di frontiera annunciata dalla Casa Bianca alle regole sui chatbot per minori, fino al dibattito sul copyright dei dati di addestramento e ai controlli sull'export dei chip. Per i laboratori, presidiare il tavolo dove si scrivono le regole vale quanto un buon benchmark. Investire uno o due milioni per orientare norme che possono valere miliardi e', dal loro punto di vista, un calcolo economico prima ancora che politico.
Il confronto con i giganti storici
Va mantenuto il senso delle proporzioni: la spesa di OpenAI e Anthropic resta una frazione di quella di Meta, che da sola ha impegnato quasi 6 milioni nel trimestre e dispone di un apparato di relazioni istituzionali costruito in un decennio. Le grandi aziende tecnologiche muovono da anni cifre nell'ordine delle decine di milioni all'anno. Ma il ritmo di crescita dei due laboratori — spese raddoppiate in dodici mesi — segnala che l'IA e' entrata a pieno titolo nella partita dell'influenza politica. Il sorpasso di Anthropic su Nvidia, piu' che per il valore assoluto, conta come simbolo: la nuova generazione dell'IA ha imparato in fretta che a Washington le regole si scrivono anche con il portafoglio, e la prossima stagione regolatoria si giochera' pure su questo terreno.
Cosa significa per l'Europa e per l'Italia
Il dato americano interessa anche da questa parte dell'Atlantico. Le stesse aziende che aumentano la spesa a Washington sono quelle che negoziano con Bruxelles l'attuazione dell'AI Act, le cui prime scadenze sui modelli di uso generale scattano proprio in queste settimane. La capacita' di orientare le regole negli Stati Uniti si riflette sulla postura globale dei laboratori: standard, obblighi di trasparenza e controlli sull'export tendono a propagarsi da un mercato all'altro. Per l'Europa, che sull'IA ha scelto la via della regolazione precoce, la crescita del lobbying dei laboratori e' un segnale da leggere con attenzione: le imprese che investono milioni per farsi ascoltare oltreoceano hanno le risorse e l'incentivo per fare altrettanto a Bruxelles. E per un Paese come l'Italia, che ospita poche di queste aziende ma ne adotta massicciamente i prodotti, il rischio e' di trovarsi a recepire regole scritte da altri, con un peso negoziale limitato. Trasparenza sulle attivita' di lobbying e presidio tecnico nelle sedi europee diventano, in questo quadro, strumenti di sovranita' tanto quanto i chip e i data center.




