La Commissione europea ha ordinato a Meta di riaprire WhatsApp ai chatbot concorrenti. Con un provvedimento provvisorio del 9 giugno 2026, Bruxelles ha imposto al gruppo di Mark Zuckerberg di ripristinare entro cinque giorni lavorativi l'accesso degli assistenti rivali alle API di WhatsApp Business, alle condizioni precedenti al blocco. Meta ha replicato parlando di «eccesso regolatorio» e ha annunciato ricorso.

Cosa ha deciso Bruxelles e con quali rischi per Meta

L'ordine arriva nell'ambito di un'indagine antitrust aperta nel dicembre 2025. Secondo quanto riportato dal Washington Post, la Commissione ritiene che il comportamento di Meta possa configurare un abuso di posizione dominante e, in caso di violazione, l'azienda rischia multe fino al 10% del fatturato globale annuo. Il provvedimento resterà in vigore fino al giugno 2029 o fino alla chiusura dell'istruttoria, che al momento non ha una scadenza definita.

La misura provvisoria serve a evitare che, nel tempo necessario a concludere l'indagine, i concorrenti subiscano un danno irreparabile venendo esclusi da una piattaforma con miliardi di utenti.

WhatsApp Business è un canale chiave per gli assistenti conversazionali.

Dal blocco di ottobre alla tariffa contestata

La vicenda parte nell'ottobre 2025, quando Meta ha impedito ai servizi di IA rivali di accedere alle API di WhatsApp Business, mantenendo però l'accesso al proprio assistente Meta AI. A marzo 2026 l'azienda ha riammesso i concorrenti, ma a pagamento: una tariffa nell'ordine di pochi centesimi per messaggio, che però può accumularsi rapidamente vista la quantità di messaggi che una singola conversazione con un chatbot genera. È proprio questo modello a tariffa che ha fatto scattare l'obiezione della Commissione.

Le denunce che hanno innescato il caso arrivano da The Interaction Company, dalla startup francese Agentik e da un concorrente spagnolo, tutti soggetti che costruiscono assistenti conversazionali e che vedono in WhatsApp un canale di distribuzione decisivo verso gli utenti europei.

Perché riguarda anche le aziende italiane

WhatsApp è in Italia uno dei principali canali di contatto tra imprese e clienti. Molte realtà, dalle PMI agli e-commerce, hanno iniziato a integrare assistenti basati su IA dentro WhatsApp Business per gestire prenotazioni, assistenza e vendite. Se l'accesso ai modelli rivali fosse possibile solo tramite l'infrastruttura di Meta, o a tariffe imposte, la scelta dello strumento e i costi del servizio finirebbero per dipendere da una sola azienda.

Il caso si inserisce in una stagione di forte attivismo regolatorio europeo sull'IA, che va dall'applicazione dell'AI Act alle nuove regole sull'etichettatura dei contenuti generati. Bruxelles sta cercando di evitare che il controllo delle grandi piattaforme sui canali di distribuzione si traduca in un controllo sul mercato degli assistenti intelligenti.

Un precedente che pesa su tutto il mercato degli assistenti

La decisione di Bruxelles ha un valore che va oltre il singolo caso. Le grandi piattaforme di messaggistica, dai social ai sistemi operativi mobili, sono diventate i «cancelli» attraverso cui gli assistenti basati su IA raggiungono gli utenti. Chi controlla il cancello può decidere chi entra, a quali condizioni e a quale prezzo. La Commissione, applicando per la prima volta in modo così netto gli strumenti antitrust al rapporto tra piattaforme e chatbot, manda un messaggio chiaro: il dominio su un canale di distribuzione non può trasformarsi in una leva per soffocare la concorrenza nei servizi di intelligenza artificiale.

È un principio che riguarda anche il mercato europeo emergente degli assistenti verticali, quelli specializzati per settori come il turismo, la sanità o l'assistenza clienti. Molte startup costruiscono il proprio prodotto sopra canali di terze parti e, senza garanzie di accesso equo, rischierebbero di vedere il proprio modello di business smontato da una singola decisione commerciale del gestore della piattaforma.

Cosa succede ora

Meta ha confermato che impugnerà il provvedimento, una mossa che può allungare i tempi ma non sospende automaticamente l'obbligo di adeguarsi. Nel frattempo i concorrenti dovrebbero poter tornare a operare su WhatsApp alle condizioni precedenti al blocco. L'esito dell'istruttoria di merito, attesa nei prossimi mesi, dirà se il modello a pagamento introdotto a marzo è compatibile con le regole europee sulla concorrenza. Per le imprese italiane che hanno già integrato assistenti su WhatsApp, la raccomandazione è di monitorare gli sviluppi: l'esito potrebbe incidere su costi e libertà di scelta del fornitore di IA nei prossimi anni.