Meta ha presentato il 23 giugno 2026 i suoi primi occhiali smart alimentati da Muse Spark, il modello multimodale sviluppato dai Superintelligence Labs dell'azienda. È la prima volta che il nuovo modello — debuttato ad aprile come successore della famiglia Llama — finisce dentro un dispositivo indossabile destinato al grande pubblico, e non solo nell'app o sul sito di Meta AI. Gli occhiali, realizzati con EssilorLuxottica, partono da 299 dollari, circa 80 in meno rispetto alla generazione precedente di Ray-Ban Meta.
La mossa dice molto sulla strategia di Meta: portare l'IA fuori dallo schermo dello smartphone e dentro un oggetto che si indossa tutto il giorno. Il modello, leggeva e ragionava finora dietro un'app; ora interpreta in tempo reale ciò che l'utente vede e sente.
Tre modelli, un assistente sempre a portata di voce
Gli occhiali arrivano in tre stili: Adventurer, con montatura rettangolare classica; Fury, dalla linea più arrotondata e marcata; e una versione slim «by Kylie», dalla forma ovale, nata dalla collaborazione con Kylie Jenner. Tutti condividono lo stesso cuore tecnologico: un tasto dedicato per richiamare l'assistente, altoparlanti a conduzione aperta per chiamate, musica e podcast, una serie di microfoni per captare la voce riducendo il rumore del vento e fotocamere per foto e video. La batteria dichiarata è di 8 ore, con una custodia di ricarica che porta l'autonomia complessiva a circa 40 ore.
Cosa fa Muse Spark sugli occhiali
La parte interessante è ciò che il modello permette di fare senza tirare fuori il telefono. Secondo SiliconANGLE, gli occhiali sanno riconoscere ciò che si sta guardando e rispondere a domande sul contesto, recuperare punteggi sportivi e informazioni sui locali vicini, gestire l'agenda a mani libere e fornire indicazioni stradali pedonali passo passo, con guida vocale anche nella versione senza display.
La funzione che farà più rumore è la traduzione dal vivo. Muse Spark traduce testi e conversazioni in 14 lingue, tra cui giapponese, cinese mandarino, hindi e coreano. In pratica, l'utente sente nell'orecchio una traduzione di ciò che gli viene detto, o legge la traduzione di un cartello inquadrato. È lo stesso tipo di capacità che i Superintelligence Labs avevano promesso al lancio del modello, ora calata in uno scenario d'uso quotidiano: viaggi, lavoro, vita in città multilingue.
Il nodo privacy e la sfida a Snap
Restano i nodi di sempre, anzitutto la privacy. Meta in passato è finita sotto esame per aver sperimentato il riconoscimento facciale sugli occhiali, funzione poi rimossa dal sistema. Un dispositivo con fotocamera e microfoni sempre indossato solleva inevitabilmente domande su chi viene ripreso e quando, e su come vengono trattati i dati raccolti. Sono interrogativi che in Europa, dove il GDPR e l'AI Act fissano paletti stringenti, peseranno sulla diffusione.
Sul piano competitivo, Meta accelera in un mercato che si sta affollando. Nelle stesse settimane Snap ha annunciato i suoi occhiali Specs, più costosi e con le API di OpenAI e Gemini integrate. La differenza strategica è netta: Snap si appoggia ai modelli altrui, Meta usa il proprio. Per l'azienda di Mark Zuckerberg, che nel 2026 ha messo a bilancio investimenti in IA fino a 135 miliardi di dollari, mettere Muse Spark sugli occhiali è anche un modo per dimostrare che quei soldi si traducono in prodotti reali, e non solo in promesse di superintelligenza.




