Il 24 luglio 2026 un gruppo di circa venticinque aziende tecnologiche guidato da Nvidia, Microsoft e Meta ha pubblicato una lettera aperta intitolata "Open Weights and American AI Leadership", con cui chiede a Washington di non imporre restrizioni premature o generalizzate ai modelli di intelligenza artificiale a pesi aperti. Il documento e' arrivato mentre l'amministrazione statunitense valutava un possibile giro di vite sui modelli cinesi, e ha spaccato il settore su una linea di faglia netta: chi difende l'apertura e chi teme che diventi un cavallo di Troia geopolitico.
Tra i firmatari, oltre ai tre promotori, figurano nomi come Palantir, IBM, Andreessen Horowitz, Hugging Face, Mozilla, la Linux Foundation e Dell. Assenti pesanti, invece, OpenAI e Anthropic (OpenAI avrebbe poi aderito in un secondo momento, secondo alcune ricostruzioni). Nel giro di pochi giorni, secondo Forbes, i firmatari sarebbero raddoppiati fino a una cinquantina, sempre senza Amazon e Anthropic.
Cosa chiede esattamente la lettera
La coalizione definisce "a pesi aperti" i modelli i cui parametri possono essere scaricati, ispezionati, modificati ed eseguiti su infrastruttura locale. La richiesta e' che la regolamentazione colpisca rischi verificabili (usi ad alto pericolo, furto di proprieta' intellettuale, comportamenti illeciti) invece di introdurre divieti basati sull'origine del modello. In altre parole: no a un bando dei modelli cinesi solo perche' cinesi.
Sul fronte opposto, il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva dichiarato il 21 luglio che gli Stati Uniti avrebbero esaminato i modelli open source cinesi per possibili furti di proprieta' intellettuale, mentre la Casa Bianca accusava la Cina di aver sottratto tecnologia ad Anthropic. Il contesto e' quello di modelli come Kimi K3 di Moonshot AI, che hanno accorciato drasticamente il divario con i sistemi statunitensi di punta.
Perche' Anthropic resta fuori
La posizione di Anthropic, il piu' vistoso degli assenti, e' articolata. Il laboratorio ha chiarito, per bocca del CEO Dario Amodei, di non volere un bando generalizzato dei modelli aperti, ma controlli all'esportazione piu' stringenti e un giro di vite sulla distillazione, la tecnica con cui un modello puo' "copiare" le capacita' di un altro. La distinzione e' sottile ma politicamente pesante: Anthropic sviluppa modelli a pesi chiusi, e i critici l'accusano di voler proteggere il proprio modello di business.
Cosa e' in gioco per l'Europa e per l'Italia
La contesa e' americana, ma le conseguenze sono globali. I modelli aperti sono la spina dorsale di gran parte dell'ecosistema europeo: startup, universita' e pubbliche amministrazioni li usano perche' possono girare in locale, senza inviare dati oltreoceano e senza dipendere da un unico fornitore. Un giro di vite statunitense sui modelli cinesi, o restrizioni all'export, ridurrebbe la scelta disponibile anche in Italia, dove diverse imprese hanno costruito prodotti proprio su pesi scaricabili da Hugging Face.
La partita, insomma, non e' solo tra Washington e Pechino: definisce quanto rimarra' davvero "aperta" l'intelligenza artificiale nei prossimi anni. E arriva mentre in Europa il 2 agosto scattano i poteri di vigilanza e sanzione dell'AI Act sui modelli di uso generale, a conferma che il 2026 e' l'anno in cui la regolamentazione dell'IA smette di essere teoria e diventa pratica.
Che cosa vuol dire davvero "pesi aperti"
Vale la pena chiarire i termini, perche' il dibattito e' spesso confuso. I "pesi" (weights) sono i miliardi di numeri che un modello impara durante l'addestramento e che ne determinano il comportamento. Un modello a pesi aperti li mette a disposizione: chiunque puo' scaricarli, eseguirli sul proprio computer o server, adattarli a un compito specifico. Non significa che sia noto tutto: spesso restano segreti i dati di addestramento e il codice esatto usato per crearlo. Ma la disponibilita' dei pesi cambia gli equilibri, perche' toglie a un singolo fornitore il monopolio sull'accesso. E' il motivo per cui community come Hugging Face - firmataria della lettera - considerano l'apertura un bene pubblico da difendere.
La distillazione, il nodo tecnico dietro lo scontro
Il punto piu' controverso e' la distillazione. E' la tecnica con cui un modello "studente" viene addestrato a imitare le risposte di un modello "insegnante" piu' capace, di fatto trasferendone parte delle abilita' a costi molto piu' bassi. Chi teme la Cina sostiene che i laboratori cinesi la usino per copiare i modelli occidentali; chi difende l'apertura ribatte che la distillazione e' una pratica di ricerca legittima e diffusa. La proposta di Anthropic - controlli all'export e giro di vite sulla distillazione, ma niente bando generalizzato - prova a tenere insieme le due esigenze. Sara' Washington, nei prossimi mesi, a decidere quale linea prevarra': una scelta che ridisegnera' gli equilibri dell'IA mondiale ben oltre i confini statunitensi.
Un dato aiuta a misurare la posta: modelli aperti come Kimi K3, DeepSeek e Qwen hanno raggiunto, su diversi benchmark pubblici, prestazioni vicine a quelle dei migliori sistemi chiusi occidentali, a costi di utilizzo spesso inferiori. Per un'azienda europea o una pubblica amministrazione italiana, poter scegliere tra decine di modelli scaricabili significa negoziare da una posizione di forza con i grandi fornitori, evitare il lock-in e mantenere i dati sensibili all'interno dei propri confini. Ogni restrizione basata sull'origine geografica del modello, per quanto motivata da ragioni di sicurezza nazionale, rischia di ridurre quella liberta' di scelta. E' il motivo per cui la lettera del 24 luglio, nata come questione di politica industriale americana, viene seguita con attenzione anche a Bruxelles e a Roma.




