Le scuole pubbliche di New York - il piu' grande distretto scolastico degli Stati Uniti - hanno messo in pausa gli acquisti di tecnologia mentre l'amministrazione cerca di finalizzare le proprie linee guida sull'intelligenza artificiale in mezzo a una crescente ondata di proteste. L'8 luglio il sovrintendente Kamar Samuels ha chiesto ai presidi di sospendere gli acquisti di software fino a fine estate, quando il dipartimento prevede di pubblicare indicazioni aggiornate su IA e uso degli schermi in classe.

Da cosa nasce lo stop

La decisione arriva dopo mesi di tensioni. La citta' aveva promesso linee guida definitive entro giugno, ma il documento e' stato rinviato di fronte a una reazione durissima: quasi 6.500 commenti pubblici a una bozza di regolamento, la pressione politica e la mobilitazione di genitori ed educatori. Piu' della meta' dei membri del consiglio comunale ha firmato una lettera - indirizzata il 9 giugno al sindaco Zohran Mamdani e allo stesso Samuels - che chiede una moratoria di due anni sull'uso dell'IA nelle scuole, citando preoccupazioni per l'apprendimento e per la salute mentale degli studenti.

Piu' della meta' del consiglio comunale ha chiesto una moratoria di due anni sull'IA in classe.

Cosa e' gia' vietato a New York

Il distretto non parte da zero. Le regole gia' in vigore vietano l'uso dell'IA per la valutazione degli studenti, le decisioni disciplinari e la redazione dei piani educativi individualizzati (gli IEP, destinati agli alunni con bisogni speciali) - proprio gli ambiti in cui una decisione automatizzata puo' avere conseguenze piu' pesanti sulla vita di un ragazzo. Ogni strumento di IA, inoltre, deve superare una revisione su pregiudizi ed equita' prima di poter essere adottato. Samuels aveva ammesso gia' a maggio che la prima versione delle indicazioni aveva "mancato il bersaglio", promettendo regole piu' stringenti, in particolare per gli studenti piu' piccoli.

Un caso che riguarda tutti

La vicenda di New York e' emblematica di un dilemma che attraversa i sistemi scolastici di tutto il mondo, Italia compresa. Da un lato la pressione delle aziende edtech a introdurre strumenti di IA in classe, promettendo personalizzazione dell'apprendimento e riduzione del carico burocratico per gli insegnanti; dall'altro il timore che l'uso precoce e non regolato di chatbot e tutor automatici possa erodere le capacita' di scrittura, di lettura critica e di calcolo, oltre a sollevare questioni di privacy sui dati dei minori.

Lo stop di New York non e' un divieto totale, ma una frenata: prima di spendere soldi pubblici in nuovi software, il distretto vuole avere regole chiare. E' una scelta di metodo che molte amministrazioni stanno adottando - definire prima le garanzie, poi acquistare - in controtendenza rispetto alla rapidita' con cui i prodotti di IA vengono immessi sul mercato educativo.

Il nodo di fondo: fiducia e prove

Il punto piu' spinoso e' che mancano ancora prove solide e indipendenti sull'efficacia didattica di molti strumenti di IA, mentre le preoccupazioni - sul plagio, sulla dipendenza dai chatbot, sulla salute mentale legata all'uso degli schermi - sono concrete e sostenute da una parte crescente di genitori. Fino a quando il beneficio educativo non sara' dimostrato con la stessa forza con cui vengono avanzati i timori, e' probabile che sempre piu' distretti scelgano la cautela. La battaglia di New York, in questo senso, e' un banco di prova osservato ben oltre i confini della citta'.

Vale la pena ricordare che parliamo di un sistema che serve oltre 900mila studenti: qualunque scelta compiuta qui - adottare, vietare o rimandare - diventa un precedente per migliaia di altri distretti americani e un riferimento anche per i ministeri dell'istruzione europei, alle prese con gli stessi interrogativi. Il segnale che arriva da New York non e' un rifiuto ideologico della tecnologia, ma la rivendicazione di una sequenza precisa: prima le regole e le tutele, poi gli strumenti. In un mercato che tende a fare l'opposto, e' una posizione destinata a far discutere.