In tre giorni di inizio maggio Nvidia ha firmato due accordi che, da soli, valgono oltre 5,3 miliardi di dollari di impegni in equity. Il 7 maggio l'azienda di Jensen Huang ha annunciato il diritto di investire fino a 2,1 miliardi nel data center operator australiano IREN, in parallelo a un contratto da 3,4 miliardi di servizi cloud GPU. Il 9 maggio ha alzato fino a 3,2 miliardi la sua partecipazione nel produttore di vetro Corning, che in cambio costruira' tre stabilimenti negli Stati Uniti dedicati a tecnologie ottiche per Nvidia stessa.

Sommati a quanto gia' fatto nei mesi precedenti - inclusi 30 miliardi gia' impegnati su OpenAI - le partecipazioni 2026 di Nvidia superano la soglia dei 40 miliardi di dollari, secondo l'analisi di Benzinga. Un'enormita' per qualunque azienda quotata; per un produttore di semiconduttori, una svolta strategica.

Cosa contiene l'accordo con IREN

IREN, ex Iris Energy, e' un operatore di data center con un pipeline di siti in Texas, British Columbia e Australia. L'accordo siglato il 7 maggio combina due pezzi:

  • Un warrant a 5 anni che da' a Nvidia il diritto di acquistare fino a 30 milioni di azioni IREN a 70 dollari ciascuna, per un controvalore massimo di 2,1 miliardi.
  • Un contratto cloud GPU da 3,4 miliardi in cui IREN fornira' a Nvidia capacita' di calcolo gestita per i carichi interni di ricerca dell'azienda.

L'obiettivo, secondo il comunicato Nvidia, e' arrivare a costruire fino a 5 gigawatt di infrastruttura DSX-aligned (la nuova architettura di sistema lanciata con Blackwell) nel pipeline di IREN. Le azioni IREN sono salite del 7% nella seduta successiva.

Corning: il vetro per le interconnessioni ottiche

Il deal con Corning ha un profilo diverso. Nvidia non compra GPU, compra capacita' produttiva di fibra ottica e moduli per data center: i nuovi sistemi Blackwell e i futuri Rubin si appoggiano su interconnessioni ottiche ad altissima velocita' tra rack, e la disponibilita' di componenti fotonici e' diventata un collo di bottiglia tanto quanto i chip. Corning, in cambio dei 3,2 miliardi, costruisce tre nuovi siti dedicati negli Stati Uniti.

Corning espande la produzione USA per le interconnessioni ottiche dei sistemi Blackwell e Rubin.

Una strategia chiamata «economia circolare»

Mettendo insieme i pezzi, emerge un disegno. Nvidia investe in chi compra i suoi chip - cloud provider come CoreWeave, Lambda, Nebius, IREN; in chi sviluppa i modelli che girano sui suoi chip - OpenAI, xAI, Mistral, Reka; in chi produce i componenti complementari ai suoi chip - Corning, Wistron. Una catena dove il dollaro Nvidia investe oggi e torna a Nvidia domani sotto forma di ordini GPU. Diversi analisti, fra cui quelli citati da Bloomberg, parlano apertamente di «round-tripping»: i ricavi crescono in modo brillante ma una parte non trascurabile e' alimentata da capitale che Nvidia stessa fornisce ai propri clienti.

Il rischio, sollevato in mese di marzo anche dalla SEC, e' contabile: se Nvidia finanzia chi le compra le GPU, parte di quei ricavi e' qualitativamente diversa da una vendita a terzi indipendenti. La societa' si difende dicendo che si tratta di equity di minoranza, senza diritto di voto rilevante, e che gli accordi commerciali sono prezzati a condizioni di mercato.

OpenAI da 30 miliardi: la pietra angolare

Il pezzo piu' grande della costellazione resta l'investimento da circa 30 miliardi annunciato a fine 2025 in OpenAI. Una somma che da sola supera tutti gli altri impegni messi insieme e che lega indissolubilmente le due aziende. Senza Nvidia, OpenAI non sa come addestrare GPT-6; senza OpenAI, Nvidia non ha un cliente in grado di assorbire le quote piu' ambiziose della prossima generazione di chip.

Vera Rubin e il prossimo step

Tutto il movimento di questi mesi ha un orizzonte temporale chiaro: la piattaforma Vera Rubin, che Nvidia prevede di spedire in quantita' commerciali nella seconda meta' del 2026. Rubin promette guadagni di prestazioni-per-watt e capacita' di carico per modelli agentici (lungo contesto, alta concurrency) che vanno oltre quello che Blackwell puo' fare oggi. Jensen Huang ha parlato la settimana scorsa di una pipeline di richieste «a fiducia alta» che vale 500 miliardi su Blackwell e Rubin entro fine 2026, e di un'opportunita' «da almeno 1.000 miliardi» entro il 2027.

Cosa cambia per gli investitori

Il 20 maggio Nvidia presentera' la trimestrale Q1 FY27. Gli analisti si aspettano una crescita del fatturato del 77% anno su anno e attenzioni puntate su tre cose: il numero di sistemi Blackwell consegnati, la cadenza di volume per Rubin, e quanto i ricavi sono concentrati in clienti che Nvidia stessa finanzia. Se la concentrazione sale troppo, la valutazione - oggi sopra i 30 volte gli utili attesi - puo' diventare difficile da difendere.

L'infrastruttura intorno ai chip - cavi, ottica, raffreddamento - vale ormai quanto i chip stessi.

Il quadro piu' ampio

Il quadro che esce dal mese di maggio e' inequivocabile: Nvidia non e' piu' soltanto un produttore di semiconduttori, e' diventata il principale banchiere dell'economia dell'IA. Il problema e' che, quando un singolo soggetto privato finanzia una quota cosi' grande dell'ecosistema, qualunque rallentamento della domanda - dovuto a recessione, regolazione o saturazione - puo' propagare uno shock all'intera filiera. La storia degli ultimi cicli tecnologici, dalla bolla dotcom in poi, suggerisce che e' proprio nei picchi di euforia che conviene guardare bene la voce «related party transactions» nelle note al bilancio.