Nvidia sta trattando per garantire circa 250 miliardi di dollari di finanziamenti a OpenAI, in modo da permettere alla societa' di Sam Altman di costruire un gigantesco data center in Ohio senza avere alle spalle un rating creditizio da societa' matura. La notizia, anticipata dal Wall Street Journal il 26 luglio 2026 e ripresa da Reuters e CNBC, descrive un'operazione che potrebbe arrivare a costare, nel complesso, piu' di 500 miliardi di dollari.

Non e' un investimento diretto: e' una garanzia. Nvidia si impegnerebbe a coprire il debito legato all'affitto e alla costruzione del campus, cosi' banche e obbligazionisti presterebbero denaro a OpenAI a condizioni molto piu' favorevoli di quelle che la startup otterrebbe da sola. In parallelo, secondo il quotidiano, si discute di un secondo pacchetto fino a 350 miliardi di dollari per finanziare l'acquisto dei chip Nvidia destinati a riempire quel data center.

Come funziona la garanzia da 250 miliardi

OpenAI non ha un rating investment grade: brucia liquidita' a un ritmo enorme e i suoi ricavi, pur in forte crescita, non bastano a rassicurare i mercati del debito sulla scala di spesa che ha in mente. Per un progetto da decine di miliardi in mattoni, cavi e trasformatori, questo si traduce in tassi d'interesse alti o nell'impossibilita' stessa di raccogliere il capitale.

La garanzia di Nvidia serve proprio a questo: sposta il rischio di credito dal bilancio fragile di OpenAI a quello solidissimo del produttore di chip, che oggi vale piu' di qualsiasi altra azienda al mondo. Chi presta i soldi guarda alla firma di Nvidia, non a quella di OpenAI. Le trattative, avvertono le fonti, sono ancora in corso e i termini non sono definitivi.

Un campus da 10 gigawatt richiede centinaia di migliaia di GPU e un'infrastruttura elettrica paragonabile a quella di una grande citta'.

Perche' OpenAI vuole i propri data center

Fino a oggi OpenAI ha girato quasi interamente su infrastrutture altrui: prima Microsoft Azure, poi anche Oracle e Amazon. Controllare direttamente un campus da 10 gigawatt significa smettere di pagare l'affitto del calcolo e trattare da pari con i fornitori, oltre a mettere in sicurezza per anni la capacita' necessaria ad addestrare e far girare i modelli. E' un cambio di strategia netto: da inquilino a proprietario.

Per Nvidia il ragionamento e' speculare. Garantendo il finanziamento, blinda per anni la domanda dei propri acceleratori: piu' data center di OpenAI significano piu' GPU vendute. Non a caso, secondo il Wall Street Journal, allo stesso sito in Ohio avrebbero mostrato interesse anche Microsoft, Google e Anthropic.

Da impianto per l'uranio a campus da 10 gigawatt

Il progetto sorgerebbe nel sud dell'Ohio, su un'area che in passato ha ospitato un impianto di arricchimento dell'uranio, ed e' sviluppato dalla divisione energetica di SoftBank. La prima fase punta a mettere in funzione circa 800 megawatt entro il 2028, con l'obiettivo finale di arrivare a 10 gigawatt: una potenza che, a regime, equivarrebbe a quella richiesta da una metropoli.

La scelta del sito non e' casuale. Uno dei colli di bottiglia dei nuovi data center non sono piu' i chip, ma l'elettricita': trovare aree gia' collegate a linee ad alta tensione e con permessi ambientali gestibili e' diventato piu' difficile che comprare GPU. Aree industriali dismesse come questa offrono spazio, connessioni elettriche e una comunita' locale spesso favorevole ai nuovi posti di lavoro.

Il rischio del finanziamento circolare

L'operazione ha subito riacceso il dibattito sul cosiddetto finanziamento circolare dell'intelligenza artificiale: Nvidia investe (o garantisce) capitali nei propri clienti, i clienti usano quei soldi per comprare chip Nvidia, e i ricavi tornano al punto di partenza. L'investitore Michael Burry, celebre per aver previsto la crisi dei mutui del 2008, ha commentato con sarcasmo l'indiscrezione: "Giriamo e rigiriamo".

Il timore e' che una parte della domanda che sostiene le valutazioni record del settore sia in realta' alimentata dagli stessi fornitori, in un intreccio di partecipazioni e garanzie che rende difficile capire quanto sia reale e quanto sia partita di giro. La garanzia all'Ohio arriva pochi giorni dopo un'altra mossa monumentale di Nvidia: il 24 luglio l'azienda ha annunciato con il coreano SK Group un'iniziativa da oltre 500 miliardi di dollari per data center e memorie HBM4, segno di quanto capitale il produttore di chip stia impegnando per tenere in moto l'intera catena.

Se l'accordo sull'Ohio verra' chiuso, sara' un banco di prova per un modello di sviluppo che pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile: infrastrutture da mezzo trilione di dollari costruite non tanto sui ricavi di chi le userra', quanto sulla fiducia che quei ricavi arriveranno. Un pilastro decisivo per l'IA dei prossimi dieci anni, ma anche il punto piu' esposto se la crescita dovesse rallentare.