Un alto funzionario del commercio statunitense ha confermato a meta' luglio 2026 che Nvidia ha avviato le prime spedizioni dei suoi chip per l'intelligenza artificiale H200 verso la Cina, sotto un regime di licenze concesse caso per caso. E' la fine, almeno parziale, di un blocco durato mesi e uno dei passaggi piu' delicati nella lunga guerra dei semiconduttori tra Washington e Pechino.

La cautela pero' e' massima. Secondo la stessa fonte, finora sono stati esportati "pochissimi" H200: le consegne iniziali sono descritte come simboliche piu' che sostanziali. Il segnale politico conta piu' del volume — per ora — e serve soprattutto a testare la reazione di entrambe le capitali dopo mesi di braccio di ferro.

Chi puo' comprare e con quali tetti

Tra le aziende autorizzate all'acquisto figurano i giganti tecnologici cinesi Alibaba, Tencent e ByteDance. Non e' una novita' assoluta: gia' a maggio piu' di dieci societa' cinesi avevano ricevuto un via libera di massima, ma allora le spedizioni non erano partite. Ora il flusso e' effettivamente iniziato, e le azioni di Nvidia hanno reagito positivamente all'annuncio.

Sui numeri restano incertezze. Il tetto complessivo autorizzato per gli acceleratori era stato inizialmente fissato attorno alle 75.000 unita', ma dati piu' recenti indicano una possibile revisione al rialzo fino a 200.000 processori H200. Secondo indiscrezioni di stampa, Alibaba e ByteDance sarebbero pronte a ordinarne oltre 200.000 ciascuna se Pechino desse il pieno semaforo verde: la domanda, in altre parole, e' enormemente superiore a quanto oggi le licenze consentono, e questo squilibrio racconta quanto sia affamato di calcolo il settore tecnologico cinese.

Gli H200 alimentano l'addestramento dei modelli IA nei grandi data center. Immagine: Pexels.

Perche' e' una svolta rispetto al bando

L'H200 e' un acceleratore della generazione precedente rispetto ai chip Blackwell di ultima generazione, ma resta molto piu' potente delle versioni "depotenziate" — come il defunto H20 — che Nvidia era stata costretta a progettare per aggirare i divieti. La ripresa delle spedizioni segna quindi un parziale disgelo nelle restrizioni commerciali sui semiconduttori, arrivato circa due mesi dopo un incontro ad alto livello tra i leader di Stati Uniti e Cina.

Il quadro pero' resta mobile. Il responsabile del Bureau of Industry and Security, l'agenzia che gestisce i controlli all'export, ha annunciato il 14 luglio un nuovo intervento normativo, escludendo pero' il ritorno della vecchia "AI Diffusion Rule" dell'amministrazione precedente. Il Dipartimento del Commercio non ha ancora pubblicato un testo, soglie tecniche, elenchi di Paesi coinvolti o una data di entrata in vigore: la cornice giuridica delle esportazioni di chip verso la Cina, insomma, e' ancora in costruzione, e le aziende si muovono in un contesto di forte incertezza.

La corsa cinese all'autosufficienza

Sullo sfondo c'e' la spinta di Pechino a ridurre la dipendenza dai chip americani. Aziende come Huawei stanno accelerando lo sviluppo di acceleratori domestici, e lo stesso governo cinese ha iniziato a scoraggiare l'acquisto di hardware straniero in alcuni settori strategici. Paradossalmente, quindi, la riapertura americana arriva mentre la Cina lavora per non averne piu' bisogno: ogni H200 venduto oggi e' anche una scommessa sul fatto che le alternative locali non maturino troppo in fretta.

Cosa aspettarsi dai prossimi mesi

Per Nvidia il mercato cinese vale miliardi di dollari di ricavi potenziali, e l'azienda ha spinto a lungo per riaprirlo. Per l'amministrazione statunitense la scommessa e' opposta: concedere abbastanza da tenere le aziende cinesi dipendenti dalla tecnologia americana, senza cedere i chip piu' avanzati che alimenterebbero i modelli di frontiera dei rivali. Il compromesso attuale — H200 col contagocce, sotto licenza individuale — riflette esattamente questa tensione. La partita vera si giochera' sui volumi effettivamente autorizzati nei prossimi trimestri e sulla risposta di Pechino, che nel frattempo valuta di stringere a sua volta i cordoni sulle proprie tecnologie IA.