L'intelligenza artificiale e' gia' entrata nelle corsie degli ospedali europei, ma quasi nessun Paese ha costruito le regole per governarla. E' l'allarme lanciato il 15 luglio a Lisbona dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanita', in occasione della conferenza globale Shaping AI in Health, che ha riunito rappresentanti di 37 Paesi. Il direttore regionale Hans Henri Kluge ha definito il divario tra diffusione degli strumenti e capacita' di controllarli «la sfida centrale dell'IA in medicina».

Il messaggio, sintetizzato nel titolo di una dichiarazione ufficiale — «Governare l'IA in sanita' prima che le lacune diventino irreversibili» — poggia su un rapporto che, per la prima volta, fotografa lo stato di preparazione dei sistemi sanitari dell'Unione europea.

I numeri: tanto uso, poca governance

I dati raccolti dall'OMS descrivono uno squilibrio netto. Quasi due terzi dei Paesi della regione europea utilizzano gia' l'IA nella diagnostica e circa la meta' ha introdotto chatbot per l'assistenza ai pazienti. Ma solo l'8% dispone di una strategia sanitaria specifica per l'intelligenza artificiale. Il resto procede senza una cornice nazionale.

  • Solo 1 Paese su 5 prevede formazione sull'IA per i professionisti sanitari prima dell'abilitazione, e solo 1 su 4 la offre a chi gia' lavora.
  • Meno della meta' ha verificato se le proprie leggi siano adeguate a questa tecnologia.
  • Quasi il 40% non ha ancora alcuna linea guida etica sull'uso dell'IA in sanita'.
  • Appena l'8% ha definito standard di responsabilita' su chi risponde quando un sistema di IA sbaglia.

Quest'ultimo punto e' forse il piu' spinoso: se un algoritmo suggerisce una diagnosi errata o un dosaggio sbagliato, oggi in gran parte d'Europa non e' chiaro chi ne risponda — il medico, la struttura o il fornitore del software.

Chatbot e strumenti diagnostici basati sull'IA sono gia' diffusi, ma spesso senza regole o formazione dedicata.

Cosa significa per l'Italia e il Servizio sanitario nazionale

Anche l'Italia rientra nella fotografia dell'OMS Europa. Nel nostro Paese diversi ospedali e aziende sanitarie stanno sperimentando l'IA per la refertazione di immagini radiologiche, il triage e la gestione delle liste d'attesa, ma la cornice nazionale e' ancora in costruzione. La spinta europea — con l'AI Act che classifica come «ad alto rischio» molti usi sanitari e impone obblighi stringenti — si intreccia con le competenze regionali che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale, rendendo il coordinamento piu' complesso.

Il richiamo dell'OMS, ripreso anche da Euronews, non e' contro la tecnologia: l'organizzazione riconosce che l'IA puo' accorciare i tempi di diagnosi e alleggerire il carico sul personale. Il punto e' la sequenza. Kluge invita i governi a colmare subito i vuoti su formazione, responsabilita' legale ed etica, prima che sistemi non verificati diventino parte integrante della cura senza che nessuno ne abbia mai valutato i rischi.

La posta in gioco: fiducia e sicurezza dei pazienti

Il rischio concreto, avverte l'OMS, e' duplice. Da un lato, strumenti mal governati possono produrre errori difficili da individuare e da correggere, con danni ai pazienti. Dall'altro, la mancanza di regole chiare puo' minare la fiducia nell'IA anche quando funziona, frenandone l'adozione proprio dove sarebbe piu' utile, come nei sistemi sanitari sotto pressione. Riunire 37 Paesi a Lisbona serve, nelle intenzioni dell'organizzazione, a trovare uno standard comune: usare l'IA per curare meglio tutti i pazienti, senza trasformare gli ospedali in un laboratorio senza controlli.