OpenAI si prepara a diventare una societa' quotata, e non per una cifra qualsiasi. L'azienda guidata da Sam Altman punta a debuttare in Borsa gia' a settembre 2026 con una valutazione compresa tra 852 miliardi e 1.000 miliardi di dollari: sarebbe, di gran lunga, la piu' grande offerta pubblica iniziale mai vista nel settore tecnologico. Il documento chiave, il prospetto S-1, e' atteso sul portale EDGAR della SEC — l'autorita' di vigilanza dei mercati statunitensi — entro la seconda meta' di agosto, circa quindici giorni prima dell'avvio del roadshow con gli investitori.
La bozza riservata dell'S-1 era stata depositata alla SEC l'8 giugno. Alla data del 9 agosto il prospetto pubblico non era ancora comparso su EDGAR, segno che la finestra si sta stringendo mentre i banchieri limano la forcella di prezzo.
Quanto vale OpenAI e con quali numeri arriva alla quotazione
Dietro la valutazione monstre ci sono ricavi in crescita verticale ma conti ancora in profondo rosso. Secondo i dati pre-IPO riportati dalle testate finanziarie, OpenAI generebbe circa 2 miliardi di dollari di ricavi al mese, ma resta in perdita: per ogni dollaro incassato ne brucerebbe circa 1,22. E' il paradosso dell'IA di frontiera: la domanda esplode, ma il costo del calcolo — le GPU, i data center, l'energia — corre ancora piu' veloce dei ricavi.
Per dare una scala: la rivale Anthropic aveva chiuso a maggio un round che l'aveva valutata 965 miliardi di dollari, superando temporaneamente proprio OpenAI. Una quotazione a dieci zeri riporterebbe l'azienda di ChatGPT in testa alla corsa dei valori, ma la esporrebbe per la prima volta al giudizio trimestrale dei mercati pubblici.
Perche' l'IPO arriva proprio adesso
La quotazione non nasce nel vuoto. Serve capitale, e serve tanto: OpenAI si e' impegnata in piani di infrastruttura da centinaia di miliardi di dollari, tra cui i data center legati alle forniture garantite da NVIDIA. Andare in Borsa significa aprire un canale di finanziamento permanente e dare liquidita' a dipendenti e primi investitori, in un momento in cui la concorrenza — da Google a Anthropic fino ai laboratori cinesi — non concede tregua.
C'e' pero' un rovescio della medaglia. Quotarsi impone trasparenza sui conti, e i conti raccontano una macchina che macina ricavi ma anche perdite enormi. Gli analisti citati da Investing.com parlano apertamente di un 'test da mille miliardi' per Wall Street, accostando il caso OpenAI a quello dell'altra grande incognita del 2026, SpaceX.
Cosa guardare quando uscira' il prospetto
Quando l'S-1 diventera' pubblico, tre numeri diranno piu' di mille comunicati. Il primo e' il tasso di crescita dei ricavi rispetto alla spesa in calcolo: se i costi rallentano prima dei ricavi, la strada verso l'utile diventa credibile. Il secondo e' la struttura di governance, cioe' come la parte no-profit e quella a scopo di lucro convivranno sotto gli occhi degli azionisti. Il terzo sono i fattori di rischio dichiarati: cause legali (tra cui il contenzioso con Apple), dipendenza dai fornitori di chip e cloud, e l'incognita regolatoria in Europa e negli Stati Uniti.
Per gli osservatori italiani, l'operazione e' anche un termometro. Se il mercato accogliera' con entusiasmo un'azienda in perdita ma in iper-crescita, sara' un segnale che il capitale continua a scommettere sull'IA generativa. Se invece prevarra' la cautela, potrebbe essere il primo campanello di una fase piu' selettiva per l'intero settore.
Il nodo della governance tra no-profit e profitto
C'e' un elemento che rende l'IPO di OpenAI diversa da qualunque altra: la sua struttura ibrida. L'azienda nasce come laboratorio no-profit e nel tempo ha costruito attorno a se' un'entita' a scopo di lucro per raccogliere i capitali necessari a competere. Portare in Borsa un ente con queste radici significa spiegare agli azionisti come conviveranno la missione dichiarata — sviluppare un'IA a beneficio dell'umanita' — e la pressione dei mercati per generare profitti trimestre dopo trimestre. E' una tensione che il prospetto dovra' affrontare in modo esplicito.
La questione non e' teorica. Chi compra azioni vuole rendimenti; chi ha fondato OpenAI ha ripetuto per anni che la sicurezza viene prima della velocita'. Come questi due obiettivi verranno bilanciati, e con quali poteri per il consiglio di amministrazione, sara' uno dei passaggi piu' scrutinati dagli investitori istituzionali.
I rischi che il prospetto dovra' dichiarare
Ogni S-1 contiene una sezione dedicata ai fattori di rischio, ed e' li' che spesso si legge la verita' piu' cruda. Nel caso di OpenAI, gli osservatori si aspettano riferimenti alla dipendenza da pochi grandi fornitori di chip e cloud, alla concentrazione dei ricavi su un numero limitato di grandi clienti, alle numerose cause legali in corso — dal diritto d'autore alla disputa con Apple — e all'incertezza normativa su entrambe le sponde dell'Atlantico. A questi si aggiunge il rischio piu' evidente: bruciare piu' cassa di quanta se ne incassi, in un settore in cui la spesa in calcolo non accenna a rallentare.
Per gli investitori italiani ed europei, l'operazione sara' seguita anche come indicatore di sentiment. Un debutto brillante confermerebbe la fiducia del mercato nell'IA generativa; un'accoglienza fredda potrebbe segnare l'inizio di una fase piu' prudente, in cui i capitali cominciano a chiedere conti sui ritorni, non solo sulle promesse.




