Mentre i grandi laboratori si affrontano a colpi di modelli sempre piu' potenti, in Italia c'e' chi si sta occupando di un'altra questione, meno spettacolare ma piu' vicina al portafoglio delle persone: quanto costa, e quanto costera', usare davvero l'intelligenza artificiale. Un nuovo capitolo della ricerca "Potere & Intelligenza Artificiale", diffuso il 14 luglio 2026 e rilanciato dall'ANSA, documenta rincari dei servizi di IA fino a oltre il 90% e prova a dare un nome a una frattura sociale che sta prendendo forma.

La ricerca e' condotta da Michele Corradino, magistrato, e Pier Domenico Garrone, comunicatore, e prosegue un lavoro avviato nel 2024. La tesi centrale e' netta: i prezzi dell'IA vengono decisi unilateralmente dal fornitore, mentre l'utente — cittadino o impresa che sia — li subisce, senza reale potere contrattuale.

Cosa dicono i numeri: un riallineamento partito da lontano

Secondo lo studio, il rincaro non e' un episodio isolato ma un riallineamento dei prezzi cominciato all'inizio del 2025 e tuttora in corso, con aumenti che in alcuni casi superano il 90%. E' un movimento coerente con quanto si osserva a livello globale: dopo una prima fase in cui l'accesso agli strumenti di IA era regalato o quasi, per conquistare quote di mercato, molti fornitori stanno ora alzando i listini di abbonamenti, piani professionali e chiamate via API, spinti dai costi di calcolo e dalla necessita' di rendere sostenibili i conti.

Il paradosso e' evidente: sul fronte dei modelli piu' avanzati la concorrenza spinge i prezzi al ribasso, con nuovi rivali che offrono prestazioni simili a costi inferiori; ma sul fronte dei servizi finiti, quelli che usano cittadini e piccole imprese, la direzione prevalente e' l'aumento, spesso accompagnato dallo spostamento delle funzioni piu' utili verso i piani a pagamento.

Molti fornitori spostano le funzioni piu' utili verso i piani a pagamento.

La frattura: 'aumentati' contro 'non aumentati'

La parte piu' interessante della ricerca e' concettuale. Gli autori teorizzano la nascita di due nuove categorie sociali: i cittadini e le imprese "aumentati", che possono pagare un accesso stabile e continuativo all'IA, e i "non aumentati", frenati dalla barriera economica. E' una rilettura del divario digitale in chiave di intelligenza artificiale: non piu' solo la differenza tra chi ha una connessione e chi no, ma tra chi puo' permettersi strumenti che aumentano la propria produttivita' e capacita', e chi resta indietro.

La distinzione ha implicazioni concrete. Se gli strumenti di IA diventano decisivi per studiare, cercare lavoro, gestire una piccola attivita' o svolgere una professione, il costo di accesso smette di essere un dettaglio e diventa un fattore di disuguaglianza. Uno studente che paga l'abbonamento a un assistente avanzato ha un vantaggio misurabile su chi usa solo la versione gratuita, con i suoi limiti di velocita', funzioni e capacita'.

Perche' i prezzi salgono proprio ora

Capire la dinamica aiuta a non leggerla come un semplice sopruso. Per anni molti servizi di IA sono stati offerti sottocosto o gratuitamente, in una fase di conquista del mercato finanziata dagli investitori. Quella fase si sta chiudendo: i costi di calcolo restano altissimi e i fornitori devono avvicinarsi al pareggio, come mostra proprio la corsa dei grandi laboratori verso i primi utili. Il riallineamento dei listini e' la conseguenza diretta di questo passaggio dalla crescita a ogni costo alla ricerca di sostenibilita' economica.

A questo si aggiunge una strategia commerciale precisa: le funzioni piu' potenti — modelli avanzati, generazione illimitata, analisi di documenti, strumenti agentici — vengono progressivamente spostate nei piani a pagamento, mentre la versione gratuita si assottiglia. Il risultato e' che il costo reale per ottenere prestazioni utili tende a salire anche quando il prezzo nominale di ingresso non cambia. E' un meccanismo noto nel software, ma che nell'IA assume un peso particolare per l'impatto potenziale su studio, lavoro e servizi.

Cosa puo' fare oggi chi non vuole restare indietro

Sul piano pratico, esistono margini per non subire passivamente i rincari. I modelli aperti eseguibili in locale — scaricabili gratuitamente e utilizzabili sul proprio computer con strumenti come Ollama o LM Studio — offrono un'alternativa a costo zero per molti compiti, a patto di disporre di hardware adeguato. La concorrenza tra fornitori, inoltre, rende conveniente confrontare i piani: a parita' di esigenze, i prezzi variano sensibilmente. Infine, per le organizzazioni, l'acquisto centralizzato e la formazione interna riducono lo spreco di risorse su strumenti mal utilizzati, uno dei fattori che gonfia i costi senza produrre valore.

Perche' il tema riguarda tutti

La ricerca tocca un nervo scoperto del dibattito pubblico italiano, che finora si e' concentrato soprattutto su privacy, disinformazione e impatto sul lavoro, trascurando la questione dell'accesso economico. Eppure e' proprio qui che si decide chi beneficera' della cosiddetta "rivoluzione" dell'IA e chi ne restera' ai margini.

Il tema si collega direttamente alle scelte di policy in discussione: dalla formazione obbligatoria introdotta dai decreti attuativi della legge nazionale sull'IA, fino agli investimenti pubblici e alle strategie per garantire che scuola, sanita' e pubblica amministrazione non dipendano solo dagli strumenti a pagamento dei grandi fornitori. La ricerca "Potere & Intelligenza Artificiale" non offre ricette risolutive, ma pone una domanda che le istituzioni prima o poi dovranno affrontare: se l'IA e' davvero un'infrastruttura strategica, puo' il suo accesso restare interamente affidato ai listini di poche aziende private?