Il 24 giugno 2026 quasi 400 quotidiani locali e regionali americani hanno depositato una causa collettiva contro OpenAI e Microsoft davanti al tribunale federale del distretto meridionale di New York. E' la piu' ampia azione legale mai coordinata da editori locali contro un'azienda di intelligenza artificiale: l'accusa e' di aver copiato in modo sistematico milioni di articoli protetti da copyright per addestrare e alimentare prodotti commerciali come ChatGPT e Microsoft Copilot, senza chiedere il permesso ne' versare alcun compenso.

La coalizione e' rappresentata dallo studio Platkin LLP, fondato quest'anno dall'ex procuratore generale del New Jersey Matthew J. Platkin. Secondo l'atto di citazione, le due societa' avrebbero "sistematicamente e segretamente" effettuato il crawling dei siti degli editori, copiato gli articoli sui propri server, rimosso le informazioni sul diritto d'autore e poi riprodotto quei contenuti nelle risposte generate dai modelli.

Chi sono gli editori che hanno fatto causa

A differenza delle cause gia' avviate da grandi testate nazionali e da scrittori famosi, questa volta a muoversi sono le testate di prossimita': giornali di citta', quotidiani di contea, settimanali regionali. Sono proprio le realta' che negli ultimi quindici anni hanno sofferto di piu' il crollo della pubblicita' e la chiusura delle redazioni, il fenomeno che negli Stati Uniti viene chiamato "news desert", i deserti dell'informazione locale.

La tesi degli editori e' che l'addestramento dei modelli linguistici su questo materiale non sia un uso secondario e innocuo, ma un atto che mina alla base il loro modello economico: se un chatbot riassume la cronaca cittadina senza mandare un solo lettore sul sito del giornale, vengono meno gli abbonamenti e la pubblicita' che pagano i giornalisti.

I giornali locali sono tra i piu' colpiti dal calo di pubblicita' e lettori.

Cosa contesta esattamente l'atto di citazione

Il fulcro giuridico e' il Copyright Act statunitense. Gli editori sostengono che la copia degli articoli sui server di addestramento sia di per se' una riproduzione non autorizzata, e che la rimozione dei metadati sul copyright (la cosiddetta copyright management information) violi una norma specifica del Digital Millennium Copyright Act. Un terzo filone riguarda la riproduzione: i chatbot, sostengono, restituiscono talvolta porzioni quasi testuali degli articoli originali in risposta alle domande degli utenti.

OpenAI e Microsoft, nelle cause analoghe gia' in corso, hanno sempre difeso l'addestramento dei modelli come fair use, l'uso lecito previsto dal diritto americano, e in diversi procedimenti hanno chiesto ai giudici di archiviare le richieste. La questione di fondo - se addestrare un'IA su contenuti protetti sia o no fair use - resta il nodo non ancora sciolto dai tribunali statunitensi.

Perche' questa causa pesa piu' delle altre

Il caso si inserisce in un filone gia' affollato: il New York Times ha citato OpenAI e Microsoft alla fine del 2023, e da allora si sono aggiunte agenzie, autori e gruppi editoriali. La novita' qui e' la scala e la natura collettiva: 400 testate insieme aumentano l'esposizione potenziale ai danni e danno alla vicenda un peso politico, perche' chiamano in causa la sopravvivenza del giornalismo locale, tema sensibile in un anno elettorale.

Sul fronte opposto, OpenAI e Microsoft hanno nel frattempo firmato accordi di licenza con vari editori - tra cui alcuni grandi gruppi internazionali - per usare legalmente i contenuti. La causa dei giornali locali punta proprio a dimostrare che, dove non c'e' un accordo, non puo' esserci uso gratuito.

Cosa puo' cambiare per chi pubblica contenuti

Per gli editori italiani ed europei la vicenda e' istruttiva. In Europa la direttiva sul copyright nel mercato unico digitale prevede gia' un meccanismo di opt-out per il text and data mining, e l'AI Act impone ai fornitori di modelli di uso generale di rispettare quelle riserve e di pubblicare un riassunto dei dati di addestramento. La causa americana potrebbe accelerare la definizione di regole e tariffe per l'uso giornalistico dei contenuti, con effetti su tutto il settore.

Per ora non ci sono cifre ufficiali sui danni richiesti, ne' un calendario certo: cause di questa portata richiedono anni. Ma il messaggio degli editori e' netto: l'informazione locale ha un costo, e chi la usa per addestrare un'IA dovra' iniziare a pagarlo.