Il 2026 doveva essere l'anno della consacrazione dei robotaxi negli Stati Uniti. Invece, a fine maggio, le due aziende simbolo della guida autonoma — Waymo, controllata di Alphabet, e Tesla — si trovano entrambe in difficoltà, alle prese con incidenti, pause del servizio e flotte che non crescono come promesso.

Perché Waymo ha sospeso le autostrade

Waymo, che ha la flotta di robotaxi senza conducente più matura sul mercato, ha sospeso il servizio autostradale in quattro città — San Francisco, Los Angeles, Phoenix e Miami — dopo una serie di episodi che hanno acceso i riflettori sulla sicurezza. Tra questi, un veicolo senza passeggeri che si è immesso su una strada allagata, un problema in un cantiere stradale e un'interazione con un inseguimento di polizia.

L'azienda ha fatto sapere che una «soluzione definitiva» per evitare le strade allagate è ancora in sviluppo, e non ha indicato una data per la ripresa del servizio in autostrada. È un passo indietro significativo: solo poche settimane prima Waymo aveva celebrato proprio l'apertura alle tratte autostradali come una tappa chiave verso un servizio davvero universale, perché le autostrade — con velocità più elevate — sono lo scenario in cui un errore può avere conseguenze più gravi.

La "coda lunga" delle situazioni anomale resta l'ostacolo più duro per i robotaxi.

La flotta di Tesla che si restringe

Sul fronte opposto, Tesla ha imboccato una strada diversa ma altrettanto problematica. La flotta di robotaxi davvero senza conducente si è ridotta, secondo i dati raccolti dagli osservatori del settore, a una ventina di veicoli — circa 14 ad Austin, 3 a Dallas e 3 a Houston — in calo rispetto al mese precedente. L'azienda continua ad annunciare l'apertura di nuove città, ma il numero di auto effettivamente operative resta minuscolo rispetto alle ambizioni dichiarate dal suo amministratore delegato Elon Musk.

Sui dati di sicurezza i confronti vanno presi con cautela, perché le flotte hanno dimensioni e chilometraggi molto diversi. Le ricostruzioni indipendenti basate sulle segnalazioni all'autorità federale NHTSA indicano per Tesla un tasso di incidenti per i veicoli senza conducente sensibilmente più alto rispetto ai conducenti umani; Waymo, che percorre molti più chilometri, ha accumulato un numero assoluto maggiore di sinistri ma con un profilo di rischio diverso. Sono numeri che alimentano un dibattito tutt'altro che chiuso, anche perché i due approcci tecnologici sono opposti: Waymo usa una costosa combinazione di lidar, radar e telecamere con mappe ad altissima definizione, Tesla punta sulle sole telecamere e su un software di guida "end-to-end".

Cosa insegna questa battuta d'arresto

La frenata americana ha un'implicazione che riguarda anche l'Europa, dove la guida autonoma commerciale è ancora agli esordi. La lezione è che gli scenari rari ma critici — un allagamento improvviso, un cantiere mal segnalato, il comportamento imprevedibile di un veicolo di emergenza — restano l'ostacolo più duro. Non è la guida ordinaria a mettere in crisi questi sistemi, ma la "coda lunga" delle situazioni anomale, quelle che un essere umano gestisce con buon senso e che un modello deve invece imparare caso per caso.

Per i regolatori e per le città il messaggio è duplice: la tecnologia ha fatto progressi reali, ma la fiducia del pubblico e delle autorità si costruisce sui margini di sicurezza nelle condizioni peggiori, non nelle migliori. Le pause di Waymo, in questo senso, possono essere lette anche come un segnale di prudenza: meglio sospendere un servizio che insistere su uno scenario non ancora padroneggiato. Ma finché quelle condizioni non saranno gestite in modo affidabile, l'anno della consacrazione dei robotaxi resterà rimandato.