SambaNova, azienda californiana specializzata in chip per l'inferenza dei modelli di intelligenza artificiale, ha raccolto un miliardo di dollari in un round di serie F che porta la sua valutazione a circa 11 miliardi. Il finanziamento, riportato da Crunchbase News, è tra i più grandi della settimana e conferma quanto i capitali continuino a riversarsi sull'infrastruttura che regge l'IA.
Chi è SambaNova e cosa farà con i soldi
SambaNova progetta hardware e sistemi per far girare i modelli linguistici in modo efficiente, puntando soprattutto sull'inferenza — la fase in cui un modello già addestrato risponde alle richieste degli utenti — dove propone i suoi acceleratori come alternativa alle GPU di Nvidia. È il segmento più promettente del mercato: mentre l'addestramento resta appannaggio di pochi, l'inferenza cresce con ogni nuova applicazione che integra l'IA, dai chatbot agli agenti. Il nuovo capitale servirà a espandere la produzione, ampliare l'offerta cloud e conquistare clienti enterprise che cercano di ridurre i costi di calcolo e la dipendenza da un unico fornitore.
La sfida al monopolio di Nvidia
Il round va letto in controluce rispetto al dominio di Nvidia, che controlla la stragrande maggioranza del mercato degli acceleratori. Diverse aziende — SambaNova, Cerebras, Groq, oltre ai chip proprietari sviluppati internamente da Google, Amazon e, di recente, Anthropic — provano a ritagliarsi uno spazio proprio sull'inferenza, dove contano latenza, consumi ed economicità più che la potenza bruta usata nell'addestramento. Gli investitori scommettono che, con l'esplosione degli agenti e delle applicazioni sempre attive, la domanda di inferenza a basso costo diventi enorme, aprendo il mercato a più di un vincitore.
Una settimana da record anche per la cybersicurezza
Il round di SambaNova non è un caso isolato. Secondo la classifica settimanale di Crunchbase, la stessa settimana ha visto un altro affare da oltre un miliardo di dollari nella cybersicurezza, con Keyfactor tra i protagonisti. Il tema comune è chiaro: gli investitori concentrano capitali enormi su poche aziende che presidiano infrastrutture strategiche — i chip che eseguono i modelli, i sistemi che proteggono i dati — piuttosto che su applicazioni di consumo dall'esito incerto.
Il 2026 degli investimenti: cifre mai viste
Il quadro d'insieme è quello di un'annata record. Sempre secondo Crunchbase, nel primo semestre del 2026 gli investimenti globali in startup hanno toccato circa 510 miliardi di dollari, trainati in larga parte dall'intelligenza artificiale, con il Nord America a fare la parte del leone. Pochi mega-round dominano le statistiche: una manciata di operazioni da diversi miliardi sposta gli aggregati più di centinaia di round minori, segno di un mercato che premia la scala e concentra le risorse.
Dove finiscono davvero i capitali
Il denaro segue tre filoni ben precisi: la potenza di calcolo (chip e data center), l'energia per alimentarla e gli strumenti per le aziende regolamentate — sanità, legale, sicurezza. È un'IA sempre più industriale e infrastrutturale, lontana dall'immagine del chatbot per il grande pubblico. Per l'ecosistema europeo, e per quello italiano in particolare, il rischio è di restare ai margini di questa concentrazione di capitale: senza fondi capaci di sostenere round da centinaia di milioni, le startup del continente faticano a competere sulla scala richiesta da chip ed energia, e finiscono spesso per essere acquisite o per spostare il baricentro oltreoceano. È una delle ragioni per cui, in parallelo, cresce l'attenzione dei governi europei verso strumenti pubblici dedicati all'IA.




