SoftBank Corp. ha annunciato l'11 maggio 2026 l'avvio di una nuova attività industriale in Giappone: la produzione di celle e sistemi di accumulo elettrochimico su scala gigawattora, destinati in prima battuta ad alimentare i data center per l'intelligenza artificiale dello stesso gruppo. Lo stabilimento sarà ricavato dal sito di Sakai, vicino a Osaka, l'ex fabbrica di pannelli LCD di Sharp che SoftBank sta riconvertendo in uno dei suoi principali hub IA.
Celle zinco-alogeno: non infiammabili e con materiali reperibili in Giappone
La scommessa tecnologica è sulle batterie zinco-alogeno, una chimica diversa dalle più comuni litio-ferro-fosfato usate negli accumuli per data center. SoftBank sottolinea due vantaggi: i materiali non sono infiammabili, il che riduce il rischio di incendi negli impianti, e possono essere approvvigionati in larga parte sul territorio giapponese, limitando la dipendenza dalle filiere estere — un punto sensibile dopo anni di tensioni sulle materie prime critiche.
Secondo il piano, la produzione di celle e sistemi di accumulo dovrebbe partire nell'anno fiscale 2027 (che si chiude a marzo 2028), con la produzione di massa su scala gigawattora attesa intorno all'anno fiscale 2028. L'obiettivo iniziale è un impianto con capacità di circa un gigawattora all'anno, già sufficiente a collocarsi tra i più grandi del Giappone, con possibilità di espansione a più gigawattora negli anni successivi.

Perché un operatore telefonico costruisce batterie
La risposta sta nel collo di bottiglia che più preoccupa l'industria dell'IA nel 2026: non i chip, ma l'energia. I nuovi cluster di addestramento e inferenza assorbono decine o centinaia di megawatt, le reti elettriche faticano a reggere i picchi e i tempi di allaccio si allungano. Avere accumuli propri permette di livellare i consumi, gestire i transitori, sfruttare l'energia nelle ore in cui costa meno e integrare fonti rinnovabili intermittenti senza mettere in crisi il data center.
Il progetto si inserisce in due iniziative più ampie che SoftBank chiama internamente «AX Factory» e «GX Factory». La prima riguarda la gestione dei data center IA e la produzione di hardware per l'infrastruttura; la seconda è il polo manifatturiero per batterie di nuova generazione, pannelli solari e prodotti collegati. Il sito di Sakai — che ospiterà sia il data center sia parte della produzione — ne è il fulcro fisico. La stampa giapponese stima per la nuova attività investimenti dell'ordine dei 100 miliardi di yen.
Da uso interno a fornitore: cosa potrebbe cambiare
Nella prima fase le batterie serviranno solo agli impianti di SoftBank, ma il gruppo ha già dichiarato l'intenzione di offrirle in futuro anche a clienti commerciali, trasformando una necessità interna in una linea di business. È lo stesso schema con cui i grandi operatori cloud hanno trasformato in prodotto le loro competenze su chip, raffreddamento e gestione energetica.
Per il mercato è un segnale di come la corsa all'IA stia trascinando con sé un'intera filiera industriale — energia, accumuli, raffreddamento, immobiliare logistico — ben oltre i semiconduttori. E per il Giappone, che con SoftBank ha già un ruolo centrale nelle infrastrutture IA (anche tramite la partecipazione in OpenAI e nei progetti di data center negli Stati Uniti), è l'occasione per riportare in casa una parte della catena del valore.
I punti ancora aperti
Restano da verificare i costi reali della chimica zinco-alogeno rispetto al litio, la densità energetica effettiva (storicamente inferiore) e la capacità di SoftBank di rispettare la tabella di marcia: passare da annuncio a produzione di massa su scala gigawattora in poco più di due anni è ambizioso per un'azienda senza una storia industriale nelle batterie. Ma la direzione è quella che molti operatori stanno prendendo: chi vuole crescere nell'IA deve mettere le mani anche sull'energia che la alimenta.




