“Vogliamo essere sicuri che nessuno abbia un interruttore di spegnimento.” Con questa formula, ripresa dalla stampa, la Commissione europea ha riassunto lo spirito del pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato il 3 giugno 2026: un insieme di misure per ridurre la dipendenza del continente dai fornitori statunitensi nei semiconduttori, nel cloud e nell'intelligenza artificiale.
Il pacchetto contiene due proposte legislative pesanti — il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act (CADA) — accompagnate da una strategia sull'open source e da una tabella di marcia per l'IA nel settore energetico. È il tentativo più strutturato, finora, di tradurre in regole e investimenti l'idea di “autonomia strategica” che l'Europa ripete da anni.
Cosa prevede il Cloud and AI Development Act
Il cuore politico del pacchetto è il CADA. La proposta punta a triplicare la capacità dei data center europei nell'arco di cinque-sette anni, semplificando le autorizzazioni per costruirli e introducendo un quadro unico a livello UE per valutarne la sovranità.
La novità più concreta è una scala di affidabilità con quattro livelli di “garanzia dell'Unione”, pensata per certificare quanto un servizio cloud sia davvero europeo. Ai livelli più alti, il fornitore deve dimostrare proprietà e controllo all'interno dell'UE, impiegare personale di nazionalità europea e provare l'indipendenza dalle giurisdizioni di Paesi terzi — un riferimento neppure troppo velato alle leggi statunitensi che possono obbligare le aziende americane a consegnare i dati.
Chips Act 2.0: la scommessa sulle fabbriche di chip avanzati
Il Chips Act 2.0 aggiorna la prima versione del 2023, ritenuta insufficiente a colmare il divario con Stati Uniti e Asia. La nuova proposta vuole sviluppare capacità nei semiconduttori d'avanguardia — quelli che alimentano i sistemi di IA — stimolando insieme domanda e offerta e correggendo l'eccessiva dipendenza da Paesi terzi per la progettazione e la produzione dei chip. La Commissione ha dichiarato di voler dare priorità alla costruzione di una foundry per la manifattura di semiconduttori avanzati all'interno dell'Unione, il punto più debole della filiera europea.
Il nodo: regole ambiziose, fondi da reperire
Il rischio, come spesso accade in Europa, è lo scarto tra ambizione e portafoglio. Triplicare i data center, costruire una fonderia di chip avanzati e attrarre fornitori cloud davvero sovrani richiede capitali enormi, in concorrenza con i giganti americani che da soli pianificano centinaia di miliardi di investimenti l'anno. Lo stesso piano UE per le “gigafactory” dell'IA — di cui ci siamo già occupati — ha mostrato quanto sia difficile passare dagli annunci ai cantieri.
Restano poi le incognite politiche: le proposte devono superare il negoziato tra Parlamento europeo e Stati membri, dove le priorità nazionali raramente coincidono. E c'è l'effetto a catena sul resto del continente, Regno Unito compreso, le cui aziende dovranno capire come si collocano rispetto alla nuova scala di “garanzia dell'Unione”.
Cosa cambia per imprese e cittadini europei
Per le imprese che usano servizi cloud — cioè quasi tutte — la posta in gioco è concreta: la certificazione di sovranità potrebbe diventare un requisito per la pubblica amministrazione e per i settori sensibili, spingendo verso fornitori europei o verso le filiali “sovrane” dei giganti americani. Per i cittadini, la promessa è un maggiore controllo su dove finiscono i propri dati. La domanda, come sempre, è se l'Europa riuscirà a costruire l'infrastruttura prima che le regole diventino l'ennesimo vincolo senza alternative reali sul mercato.




