Le startup italiane hanno appena archiviato il miglior primo semestre di sempre per raccolta di capitali. Secondo il Report sugli investimenti del primo semestre 2026 presentato il 29 giugno al summit SIOS26 Summer di Cagliari, organizzato da StartupItalia con Fondazione di Sardegna, Innois e Sardegna Ricerche, tra gennaio e giugno sono affluiti 643,43 milioni di euro in 83 operazioni. Rispetto ai 353,4 milioni dello stesso periodo del 2025 si tratta di una crescita dell'82%, il dato piu' alto mai registrato in un semestre.

Il dettaglio piu' interessante non e' tanto il totale, quanto la composizione: il numero di round e' calato di circa il 16%, ma il taglio medio degli investimenti e' aumentato. In altre parole, in Italia si chiudono meno operazioni ma piu' grandi, segno di un mercato che sta maturando e premia un numero ristretto di aziende ritenute scalabili. E' una dinamica che avvicina, almeno nella forma, il venture capital italiano a quello dei mercati piu' sviluppati, dove pochi grandi round pesano piu' di tante piccole operazioni.

L'intelligenza artificiale e' il primo settore

A trainare la raccolta e' il software. Le startup che sviluppano soluzioni B2B potenziate dall'IA rappresentano da sole il 24,1% di tutte le operazioni concluse nel semestre, davanti a deeptech (9,6%), medtech e fintech (8,4% ciascuno), cybersecurity (6%) e cleantech/robotica (4,8%). E' la conferma che l'intelligenza artificiale non e' piu' una verticale a se' stante, ma il motore trasversale che attraversa praticamente tutti gli ambiti, dalla sanita' alla finanza fino all'automazione industriale.

La spiegazione e' anche economica. Una startup che vende software basato sull'IA ad altre imprese ha margini elevati, ricavi ricorrenti e una storia di crescita facile da raccontare a un fondo: esattamente cio' che gli investitori cercano in una fase in cui i capitali, pur abbondanti, vengono allocati con piu' selettivita' rispetto agli anni dei tassi a zero.

Raccolta a +82% sul 2025: meno round ma di taglio piu' grande.

I round piu' grandi del semestre

In cima alla classifica delle operazioni c'e' Rent2Cash, con un round da 100 milioni di euro, seguita da WeRoad (49,95 milioni), Smartness (47 milioni) - la stessa azienda di gestione alberghiera citata dal governo tra i casi simbolo dell'IA applicata - Lexroom (43 milioni), startup legaltech che usa modelli linguistici per la ricerca giuridica, e Niulix (38 milioni). La presenza di Lexroom tra i primi cinque e' indicativa: gli assistenti IA verticali, costruiti su un dominio specifico come quello legale, sono tra i bersagli preferiti dei fondi anche in Italia.

Va letta con attenzione anche la natura di alcuni di questi round: non tutti sono "puro" venture capital di rischio, e in piu' di un caso convivono capitale azionario e debito. E' una distinzione tecnica ma rilevante, perche' incide sul significato del totale: 643 milioni non equivalgono ad altrettanto capitale di rischio investito in pure scommesse tecnologiche.

Lombardia regina, il Sud resta indietro

La geografia degli investimenti conferma uno squilibrio storico. La Lombardia concentra il 61,2% dei capitali raccolti, pari a 393,5 milioni di euro, seguita dal Lazio con il 20,2%. Distanziate tutte le altre regioni: Trentino-Alto Adige al 7,7%, Emilia-Romagna al 2,6%, Friuli-Venezia Giulia al 2,3% e Puglia al 2,2%. Milano e Roma restano i due poli quasi esclusivi dell'innovazione finanziata, mentre il Mezzogiorno - nonostante la vetrina di un summit organizzato proprio in Sardegna - fatica ancora ad attrarre round significativi.

E' il limite strutturale piu' evidente dell'ecosistema: senza una diffusione territoriale degli investimenti, il talento del Sud continua a spostarsi verso Milano o all'estero, alimentando un circolo che concentra ancora di piu' i capitali dove gia' si trovano.

Un semestre da leggere con prudenza

I 643 milioni vanno inquadrati nelle giuste proporzioni. Sono cifre che riguardano soprattutto round early e growth stage e che restano un ordine di grandezza inferiore a quelle di Francia, Germania o Regno Unito, dove i singoli mega-round superano spesso da soli l'intero semestre italiano. Lo stesso giorno in cui usciva il report, del resto, Bending Spoons fissava un'IPO al Nasdaq da quasi 1,6 miliardi di dollari: la dimostrazione che, quando un'azienda italiana vuole davvero scalare, il capitale di crescita lo trova ancora prevalentemente oltre confine.

Il segnale incoraggiante, pero', resta la direzione. Con l'IA come catalizzatore, un fondo pubblico da un miliardo annunciato dal governo e un numero crescente di operazioni di taglio elevato, l'ecosistema italiano sembra finalmente uscire dalla fase puramente sperimentale. La sfida del secondo semestre sara' trasformare questa raccolta in aziende capaci di durare, esportare e, un giorno, quotarsi senza dover emigrare.