Sam Altman lo ha detto chiaramente in un'intervista pubblicata il 27 maggio: "Sull'impatto a breve termine dell'IA sui colletti bianchi ci siamo sbagliati di parecchio". Pochi giorni prima Dario Amodei, ad di Anthropic, aveva ammorbidito la celebre profezia con cui un anno fa aveva annunciato che l'IA avrebbe cancellato il 50% dei lavori d'ufficio entry-level. Oggi, davanti agli investitori che valutano le rispettive aziende intorno ai mille miliardi di dollari ciascuna, i due capi dei laboratori piu' citati del settore preferiscono parlare di "moltiplicatore di produttivita'".
Il cambio di tono e' sostanziale e ha tre motivi: i dati sull'occupazione USA non hanno ancora mostrato il crollo annunciato, le grandi aziende clienti hanno reagito male alla narrazione apocalittica, e tra pochi mesi sia OpenAI che Anthropic intendono quotarsi - un terreno in cui i regolatori americani guardano con sospetto i CEO che spaventano i mercati del lavoro.
Cosa hanno detto Altman e Amodei nel 2024-2025 e cosa dicono oggi
Tra il 2024 e meta' 2025 entrambi i CEO avevano scelto un registro radicale. Amodei, in una intervista a Axios di un anno fa, parlava di "un'estinzione di massa per i mestieri d'ufficio entry-level" entro cinque anni. Altman, nei panel del 2024, lasciava intendere che professioni come l'analista finanziario o il copywriter sarebbero presto sparite. Quei toni hanno generato titoli sui giornali e una serie di sondaggi americani che mostravano lavoratori in panico.
Adesso la linea e' diversa. Altman parla del 2030 come orizzonte plausibile, non del 2026. Amodei distingue tra "sostituzione" e "augmentation" e cita esempi concreti: il legale che chiude una pratica in due ore con Claude invece che in due giorni, il funzionario del fisco che lavora trenta richieste con un agente di KPMG quando prima ne lavorava una. Solo Chris Olah, cofondatore di Anthropic, ha rilanciato la versione dura alla conferenza vaticana sull'etica dell'IA del 26 maggio: "E' realistico che l'IA sostituisca lavoro umano su scala molto grande".
I numeri che hanno reso scomoda la previsione
Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione nel settore knowledge work resta nei pressi del 3,5%, in linea con la media dell'ultimo decennio. La produttivita' nelle aziende che hanno schierato chatbot e agenti e' aumentata in modo misurabile - PwC dichiara di aver ridotto il tempo di valutazione di un sinistro assicurativo da 10 settimane a 10 giorni con Claude - ma il numero assoluto di posti tagliati per causa diretta dell'IA resta basso rispetto agli annunci. Anche aziende che hanno comunicato licenziamenti "per investire in IA", come Intuit (-17%) o Standard Chartered (-8.000 posti), li hanno poi inseriti in piani di riorganizzazione molto piu' ampi.
Le testate del settore hanno notato un altro elemento: secondo l'analisi pubblicata da Simon Willison il 27 maggio, sia OpenAI sia Anthropic hanno trovato il "product-market fit" sui prodotti agentici per sviluppatori - Codex, Claude Code, Cursor - dove l'IA non sostituisce il programmatore ma gli toglie le parti ripetitive. E' un mercato che cresce, ma non e' la grande sostituzione del lavoro impiegatizio promessa due anni fa.
L'IPO sullo sfondo
La revisione del discorso pubblico non e' casuale. Sia OpenAI sia Anthropic puntano a quotarsi tra il 2026 e il 2027 con valutazioni intorno ai mille miliardi di dollari. Una narrazione che descrive l'IA come una scure sul mercato del lavoro avrebbe due controindicazioni concrete: irriterebbe i regolatori statunitensi - gia' attenti dopo le audizioni del Congresso sul lavoro - e renderebbe difficile vendere ai clienti finali, che hanno bisogno di raccontare ai dipendenti che l'IA "li aiuta" e non "li elimina".
Da qui il nuovo lessico: "copilota", "assistente", "productivity multiplier". Lo stesso linguaggio scelto pochi giorni fa da KPMG per spiegare il dispiegamento di Claude su 276.000 consulenti, e da Fujitsu per giustificare l'integrazione dei modelli OpenAI nei processi industriali giapponesi.
Cosa cambia per chi lavora davvero
Per i lavoratori italiani il cambio di tono ha due conseguenze pratiche. Primo: la pressione per certificare le competenze IA aumentera' invece di diminuire, perche' le aziende ora promettono di non tagliare ma chiederanno di alzare la produttivita' individuale. Secondo: le politiche pubbliche sul reddito o sui sussidi - su cui Altman aveva fatto leva un anno fa parlando di Universal Basic Income - sono uscite dal radar comunicativo. Chi sperava in un dibattito strutturato sulla redistribuzione, dovra' aspettare.
Sara' interessante riascoltare entrambi tra qualche trimestre. Se l'IA mantiene i ritmi attuali, la differenza tra "sostituisce" e "moltiplica" rischia di assottigliarsi. Per ora, i due CEO piu' citati del settore preferiscono usare il secondo verbo. Almeno fino a dopo la campana di apertura a Wall Street.




