Uber torna a scommettere sulla guida autonoma, e lo fa in Europa. Il 31 maggio 2026, a margine di GTC Taipei, la societa' israeliana Autobrains e Uber hanno annunciato un programma di robotaxi a Monaco di Baviera costruito sulla piattaforma NVIDIA DRIVE Hyperion, pronta per veicoli a guida autonoma di livello 4. Per Uber e' un rientro significativo nel settore, tre anni dopo aver ceduto la sua divisione interna di self-driving.
Cosa prevede l'accordo annunciato a Taipei
L'intesa mette insieme tre pezzi: la piattaforma di ride-hailing di Uber, l'intelligenza di guida 'agentica' di Autobrains e l'hardware-software di riferimento di NVIDIA per i robotaxi. Monaco sara' la prima citta' di lancio, con l'obiettivo dichiarato di costruire un modello OEM-agnostic, cioe' indipendente dalla casa automobilistica, capace di scalare su diversi tipi di veicolo e in piu' mercati urbani. L'avvio resta subordinato alle autorizzazioni regolatorie tedesche.
Come funziona la guida 'agentica' di Autobrains
L'approccio di Autobrains e' il punto piu' interessante dell'annuncio. Invece di un'unica grande rete neurale 'monolitica', la societa' scompone la guida in agenti specializzati, ciascuno focalizzato su uno specifico contesto o dimensione decisionale: questi moduli valutano di continuo la situazione, ragionano su piu' azioni possibili e scelgono la risposta in tempo reale. E' una filosofia vicina a quella degli agenti software che si sta affermando nel resto dell'IA, applicata alla strada: piu' modulare, in teoria piu' interpretabile e adattabile a scenari nuovi rispetto ai sistemi end-to-end.
Perche' proprio Monaco e cosa manca ancora
La scelta di Monaco non e' casuale. E' uno dei poli automobilistici europei, con strade urbane dense, reti ad alta velocita' e un quadro regolatorio tedesco considerato rigoroso ma prevedibile: un banco di prova credibile per dimostrare che un robotaxi puo' funzionare in condizioni piu' complesse rispetto alle soleggiate citta' statunitensi dove si concentrano oggi i test. Il nodo, come sempre in Europa, resta l'omologazione: senza il via libera delle autorita' tedesche il servizio non puo' aprirsi al pubblico.
Uber tre anni dopo aver venduto la sua guida autonoma
Per Uber l'operazione segna una svolta strategica. Dopo aver chiuso il proprio costoso programma interno di veicoli autonomi, l'azienda ha scelto di posizionarsi come piattaforma che aggrega la tecnologia altrui: mette i passeggeri, la domanda e l'app, lasciando a partner come Autobrains e NVIDIA il rischio tecnologico. E' lo stesso modello con cui Uber collabora gia' con altri operatori di robotaxi. La sfida e' diretta a Waymo, oggi leader nei servizi senza conducente, ma su un terreno - quello europeo - dove nessuno ha ancora vinto.
L'Europa, terreno difficile per i robotaxi
Finora la guida autonoma commerciale ha mosso i passi piu' decisi negli Stati Uniti e in Cina, dove Waymo trasporta gia' passeggeri paganti in diverse citta' e gli operatori cinesi come Baidu Apollo Go fanno altrettanto. L'Europa e' rimasta indietro non per arretratezza tecnologica, ma per un quadro normativo piu' prudente e frammentato tra Stati membri. La Germania, pero', e' tra i Paesi che hanno legiferato prima e in modo piu' chiaro sui veicoli ad alta automazione, e questo rende Monaco un punto di ingresso sensato.
Per gli utenti europei, un eventuale successo del progetto significherebbe l'arrivo - graduale e sorvegliato - di corse senza conducente anche nelle nostre citta', con le implicazioni che ne derivano: potenziali cali del costo della mobilita', ma anche interrogativi su sicurezza, responsabilita' in caso di incidente e impatto sul lavoro di tassisti e autisti. La scelta di partire da una citta' simbolo dell'industria automobilistica tedesca, peraltro, ha anche un valore politico: dimostrare che la tecnologia puo' convivere con un sistema di regole rigoroso.




