Il 9 giugno 2026 la Commissione europea ha ordinato a Meta di riaprire entro cinque giorni lavorativi l'accesso gratuito all'API di WhatsApp Business agli assistenti di intelligenza artificiale di terze parti, ripristinando le stesse condizioni in vigore prima del 15 ottobre 2025. È una decisione di misure cautelari, uno strumento che Bruxelles usa pochissimo: è soltanto la seconda volta nella storia che viene adottato nell'ambito del regolamento antitrust 1/2003, dopo il caso Broadcom del 2019.

La posta in gioco va ben oltre la messaggistica. WhatsApp conta oltre tre miliardi di utenti nel mondo e la sua API Business è la porta attraverso cui chatbot, agenti e servizi automatizzati raggiungono le persone. Chi controlla quella porta controlla un canale di distribuzione decisivo proprio nel momento in cui gli assistenti IA cercano di arrivare ovunque ci siano già gli utenti.

Cosa ha deciso Bruxelles e quando scatta l'obbligo

La Commissione ha imposto a Meta di garantire di nuovo ai chatbot di uso generale di terze parti l'accesso all'infrastruttura dell'API di WhatsApp Business, alle condizioni precedenti alla modifica unilaterale dei termini di servizio decisa nell'ottobre 2025. L'azienda ha cinque giorni lavorativi per adeguarsi. Si tratta di una misura provvisoria: serve a evitare un danno irreparabile alla concorrenza mentre l'indagine principale prosegue, e resta in vigore fino alla decisione definitiva o per un periodo determinato.

All'origine ci sono i reclami di alcune realtà più piccole, tra cui la francese Agentik, una società chiamata The Interaction Company e un concorrente spagnolo, che si erano viste tagliare fuori dalla piattaforma. Secondo i denuncianti, l'esclusione minacciava la loro sopravvivenza commerciale nel giro di pochi mesi: da qui l'urgenza che ha spinto la Commissione a intervenire in via cautelare invece di attendere la fine del procedimento, che di norma dura anni.

WhatsApp Business è il canale attraverso cui molti assistenti IA raggiungono gli utenti finali.

Perché WhatsApp è diventato un campo di battaglia per gli assistenti IA

Nell'ottobre 2025 Meta aveva aggiornato i termini di servizio dell'API Business introducendo una clausola che vietava ai "fornitori di assistenti IA di uso generale" di operare sulla piattaforma come servizi autonomi. In pratica, una piccola azienda non poteva più offrire il proprio chatbot direttamente dentro WhatsApp, mentre Meta continuava a spingere il proprio assistente, Meta AI, integrato nativamente nell'app.

Per i rivali la differenza è enorme. Costruire un assistente capace di gestire prenotazioni, assistenza clienti o consulenza dentro la chat che le persone usano ogni giorno significa raggiungere il cliente dove già si trova, senza chiedergli di scaricare un'altra app. Tagliare quel canale equivale, secondo i denuncianti, a spingere fuori dal mercato chi non possiede una propria piattaforma di messaggistica di massa. La Commissione ha ritenuto plausibile, in via preliminare, che il comportamento di Meta possa configurare un abuso di posizione dominante ai sensi dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Una mossa antitrust rara, distinta dal Digital Markets Act

Vale la pena chiarire un punto che spesso genera confusione: questa decisione non nasce dal Digital Markets Act, la legge sui "gatekeeper" digitali, ma dal classico diritto della concorrenza. Le misure cautelari previste dal regolamento 1/2003 permettono alla Commissione di imporre comportamenti immediati quando c'è il rischio di un danno grave e irreparabile alla concorrenza e quando, a un primo esame, l'infrazione appare probabile.

Il fatto che Bruxelles le abbia usate per la seconda volta in oltre vent'anni segnala quanto consideri urgente la questione. Nel 2019 lo stesso strumento era stato applicato a Broadcom nel mercato dei chip per modem e set-top box. Riproporlo oggi nel settore degli assistenti IA è un messaggio diretto a tutte le grandi piattaforme: i canali di distribuzione che controllano non potranno essere chiusi alla concorrenza emergente dell'intelligenza artificiale.

La Commissione ha agito su reclamo di startup europee tagliate fuori dall'API di WhatsApp.

Cosa rischia Meta e cosa succede adesso

Se non si adegua, Meta rischia sanzioni fino al 10% del fatturato annuo mondiale, una cifra che per un gruppo delle sue dimensioni si misura in decine di miliardi di euro. L'azienda ha già annunciato battaglia: ha definito la decisione un caso di "ingerenza regolatoria" e ha dichiarato che presenterà ricorso. Il ricorso, però, non sospende automaticamente l'obbligo di ripristinare l'accesso nei tempi indicati.

Per le startup europee dell'IA la decisione è una boccata d'ossigeno: poter tornare a operare dentro WhatsApp significa restare in partita contro i colossi che possiedono sia i modelli sia i canali. Per il mercato è un precedente pesante, che si inserisce in una stagione in cui l'Europa sta provando a definire le regole del gioco sull'intelligenza artificiale, dall'AI Act alle indagini antitrust. La vera prova arriverà nelle prossime settimane: capire se Meta riaprirà davvero la piattaforma o se la disputa si trascinerà nei tribunali, mentre gli assistenti IA continuano a contendersi l'accesso ai miliardi di utenti delle grandi app di messaggistica.