Anthropic pagherà fino a 1,25 miliardi di dollari al mese per usare i supercomputer Colossus di xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk. La cifra è emersa il 20 maggio 2026 dal documento S-1 con cui SpaceX ha avviato la procedura per quotarsi in Borsa: è la prima volta che il pubblico vede in chiaro quanto costa, in concreto, alimentare un laboratorio di IA di frontiera.

Il contratto vale oltre 40 miliardi di dollari e durerà fino a maggio 2029. Anthropic — la società dietro l'assistente Claude — ottiene così accesso a una delle infrastrutture di calcolo più grandi al mondo per addestrare e far funzionare i propri modelli, in un momento in cui la disponibilità di GPU è il vero collo di bottiglia del settore.

Quanto paga Anthropic e per quale capacità

Secondo i numeri riportati da TechCrunch e da Axios, l'accordo prevede pagamenti mensili fino a 1,25 miliardi di dollari per circa 300 megawatt di potenza, attinti dal cluster Colossus 1 nei pressi di Memphis, in Tennessee. I primi due mesi — maggio e giugno 2026 — sono fatturati a una tariffa scontata per consentire l'integrazione graduale dei carichi di lavoro. Entrambe le parti possono uscire dal contratto con un preavviso di 90 giorni.

L'accesso ai cluster GPU è oggi la risorsa più contesa nel settore dell'IA.

Per dare un'idea della scala: 1,25 miliardi al mese significano 15 miliardi di dollari l'anno, una somma che da sola supera il fatturato annuo di molte aziende quotate. È una spesa che ha senso solo se i ricavi crescono ancora più in fretta, ed è esattamente la scommessa di Anthropic.

Perché xAI affitta i suoi computer a un concorrente

La parte più sorprendente è che xAI, che con Grok compete direttamente con Claude, venda potenza di calcolo a un rivale. La spiegazione è economica. In una nota citata nei documenti, xAI afferma che l'accordo « consente di monetizzare la capacità di calcolo inutilizzata nella nostra infrastruttura ». È il modello che gli addetti ai lavori chiamano neocloud: chi ha costruito data center enormi li affitta nei periodi di sottoutilizzo, trasformandosi in fornitore cloud.

Dietro c'è anche un dato meno lusinghiero per Musk: l'uso di Grok è calato in modo sensibile negli ultimi mesi, liberando server che a quel punto conviene vendere. SpaceX, che ha investito in xAI e ne condivide l'ecosistema, descrive l'operazione come parte di una «strategia di doppia monetizzazione» dell'infrastruttura.

Colossus 1, vicino a Memphis, fornisce ad Anthropic circa 300 megawatt di potenza.

Cosa cambia per Anthropic e per il mercato

L'accordo si inserisce in una fase decisiva per Anthropic. La società è data in rotta verso il suo primo trimestre in utile operativo, con ricavi del secondo trimestre 2026 stimati intorno ai 10,9 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al periodo precedente. Garantirsi calcolo per i prossimi tre anni le permette di pianificare l'addestramento dei modelli senza dipendere dalle aste spot sui chip.

Per il resto del settore, il contratto conferma due tendenze. La prima: il costo del calcolo è ormai la voce dominante nei bilanci dei laboratori, più ancora dei talenti. La seconda: le alleanze si fanno trasversali e pragmatiche, al punto che aziende concorrenti si scambiano infrastruttura pur di non lasciarla inattiva. È lo stesso schema che ha già spinto OpenAI ad accordi con Oracle e Microsoft e Anthropic a partnership con Amazon e Google.

Resta la domanda di fondo, che gli investitori si pongono a ogni nuovo annuncio miliardario: questi impegni di spesa sono sostenibili o stiamo gonfiando una bolla? La risposta dipenderà dai prossimi trimestri, ma il messaggio del documento di SpaceX è chiaro — nel 2026 chi controlla i data center controlla l'IA.

Come si colloca rispetto agli altri mega-contratti

L'intesa Anthropic-xAI non nasce nel vuoto. Negli ultimi diciotto mesi i grandi laboratori hanno firmato accordi pluriennali da decine di miliardi: OpenAI con Oracle e Microsoft, Meta e Amazon con i propri centri di calcolo, Google con le sue TPU. La differenza è che qui il fornitore è un concorrente diretto, e questo rende l'operazione un caso di scuola sul modo in cui l'IA sta riscrivendo le regole della concorrenza.

C'è poi un aspetto di rischio finanziario che gli analisti iniziano a sottolineare. Impegni di spesa così rigidi — 15 miliardi l'anno per tre anni — diventano un peso enorme se la domanda di prodotti rallenta o se arriva una nuova generazione di chip che rende obsoleti i cluster attuali. La clausola di recesso a 90 giorni serve proprio ad attenuare questo timore, ma non lo elimina: nessuna delle due parti può davvero permettersi di staccare la spina in fretta senza pagare un prezzo industriale e reputazionale.

Per chi osserva il settore dall'Italia e dall'Europa, infine, il dato più istruttivo è un altro: la potenza di calcolo necessaria a competere nell'IA di frontiera è concentrata in pochissime mani, quasi tutte statunitensi o cinesi. È una dipendenza strutturale che alimenta il dibattito sulla cosiddetta «sovranità computazionale» del continente, oggi ancora largamente sulla carta.