Mentre gli investitori discutono se l'intelligenza artificiale sia o meno una bolla, in Europa nel 2026 i guadagni più clamorosi non sono arrivati dai grandi nomi del software, ma da una manciata di aziende che fabbricano l'hardware indispensabile ai data center. Lo certifica un'analisi pubblicata il 5 giugno da Euronews, che fotografa i dieci titoli europei legati all'IA con le migliori performance dell'anno. In testa c'è la svedese Sivers Semiconductors, con un balzo del 2.245% trainato dagli array laser per i centri dati.

La classifica e l'italiana che testa i chip di Nvidia

Dietro Sivers si allinea un gruppo di specialisti: la francese Soitec (+560%) con i wafer ingegnerizzati, 2CRSi (+410%) con server e sistemi di raffreddamento, l'austriaca AT&S (+366%) con i substrati per i chip, la tedesca AIXTRON (+235%), STMicroelectronics (+204%) e la britannica Raspberry Pi (+199%).

All'ottavo posto compare l'unica italiana della lista: Technoprobe, in rialzo del 184%. L'azienda brianzola è leader mondiale nelle probe card, le schede che servono a testare i processori prima che escano dalla fabbrica. Tra i suoi clienti ci sono proprio Nvidia e AMD: ogni acceleratore per l'IA, prima di finire in un data center, passa da strumenti di collaudo come quelli prodotti a Cernusco Lombardone. Chiudono la classifica ams-OSRAM (+175%) e Nokia (+160%).

I "venditori di picconi" della corsa all'IA: chi fornisce chip, wafer e collaudo.

La logica dei venditori di picconi

Il filo che unisce questi titoli è chiaro: sono i "venditori di picconi" della febbre dell'oro dell'IA. Non competono con i giganti americani sui modelli o sulle applicazioni, ma occupano nicchie tecniche ad alto valore lungo la catena di fornitura. Quando la domanda di acceleratori esplode, cresce anche quella di laser ottici, substrati, sistemi di raffreddamento e apparecchiature di test. È un'esposizione indiretta, ma spesso più redditizia e meno esposta alla volatilità dei nomi più chiacchierati.

Il rovescio della medaglia: la paura della bolla

Proprio il 5 giugno, però, le piazze europee hanno chiuso la settimana in tono debole. Secondo Il Sole 24 Ore, sul sentiment hanno pesato i timori sulla tenuta del comparto dell'intelligenza artificiale, oltre alle incertezze geopolitiche e all'attesa per i dati sul lavoro statunitense. La pressione in vendita sui titoli legati all'IA ha raffreddato gli entusiasmi, ricordando agli investitori che valutazioni a tripla cifra di crescita scontano aspettative difficili da mantenere all'infinito.

Il quadro che ne esce è ambivalente. Da un lato, l'Europa dimostra di avere campioni industriali capaci di intercettare la spesa globale in infrastrutture IA, dai semiconduttori al collaudo. Dall'altro, le stesse performance stratosferiche alimentano il sospetto che parte di questi rialzi sia destinata a rientrare se la domanda di data center dovesse rallentare. Per un risparmiatore italiano la lezione è doppia: l'esposizione all'IA passa anche da nomi poco noti come Technoprobe, ma rendimenti del genere raramente si ripetono senza scossoni.

Perché vincono gli "specialisti" e non i big

Un dato salta all'occhio: in questa classifica non compaiono i nomi che il grande pubblico associa all'intelligenza artificiale. Niente piattaforme di software, niente colossi del cloud. Vincono aziende di nicchia che producono componenti fisici molto specifici, spesso indispensabili e difficili da sostituire. È una conseguenza diretta del fatto che l'IA, per funzionare, ha bisogno di una quantità enorme di hardware: ogni nuovo data center significa migliaia di acceleratori, ma anche i laser per le connessioni ottiche, i wafer su cui si costruiscono i chip, i sistemi di raffreddamento e gli strumenti per collaudare i processori. Chi domina una di queste nicchie vede esplodere gli ordini senza dover competere sul terreno affollato dei modelli.

Per l'Italia il caso Technoprobe è emblematico. Si tratta di un'eccellenza industriale del territorio brianzolo, poco conosciuta al di fuori degli addetti ai lavori, eppure cruciale: senza il collaudo, nessun chip può essere venduto con la garanzia di funzionare. È la prova che il Paese partecipa alla catena del valore dell'IA non con i modelli, ma con la manifattura di precisione, un settore storicamente forte. Resta la prudenza d'obbligo: come ricordano gli analisti, valutazioni gonfiate da aspettative di crescita possono correggere bruscamente, e i titoli più piccoli tendono a essere anche i più volatili.