Barret Zoph, uno dei ricercatori piu' corteggiati della Silicon Valley, ha lasciato OpenAI per la seconda volta. La notizia, riportata il 19 giugno 2026 da The Verge, arriva ad appena cinque mesi dal suo rientro nell'azienda, avvenuto a gennaio. Un addio che riapre il capitolo, mai chiuso davvero, della fuga di cervelli dal laboratorio guidato da Sam Altman.
Cosa e' successo il 19 giugno
Secondo The Verge, Zoph ha comunicato l'uscita da OpenAI dopo un ritorno durato pochissimo. Era rientrato a gennaio 2026, in un momento in cui l'azienda stava cercando di consolidare i propri team di ricerca dopo mesi di turbolenze interne e di addii eccellenti. La sua nuova partenza viene letta da molti come un segnale di un riavvicinamento al progetto che aveva contribuito a fondare due anni prima.
Chi e' Barret Zoph e perche' conta
Zoph non e' un nome qualsiasi. Prima del suo primo addio era una delle figure tecniche di riferimento nella ricerca di OpenAI, con un ruolo di primo piano nel cosiddetto post-training, cioe' la fase in cui un modello grezzo viene rifinito perche' segua le istruzioni, risponda in modo utile e sia allineato con le aspettative degli utenti. E' la parte di lavoro che trasforma un modello statistico in un assistente come ChatGPT.
Figure di questo tipo valgono oro nel mercato attuale. La capacita' di guidare il post-training e la messa a punto dei modelli di frontiera e' una competenza rara, e i grandi laboratori se la contendono con stipendi, pacchetti azionari e promesse di autonomia. La traiettoria di Zoph, entrato e uscito due volte in poco piu' di un anno, e' emblematica di quanto sia diventato fluido il mercato dei migliori ricercatori.
Il ritorno verso Thinking Machines Lab
Nel 2024 Zoph aveva lasciato OpenAI una prima volta per co-fondare Thinking Machines Lab, il laboratorio nato attorno a Mira Murati, ex direttrice tecnica di OpenAI. Di quel progetto Zoph era diventato direttore tecnico (CTO). Il rientro di gennaio 2026 in OpenAI aveva sorpreso il settore; la nuova uscita, a cinque mesi di distanza, suggerisce un ritorno a quel percorso.
Thinking Machines Lab e' una delle realta' piu' osservate tra le nuove societa' di ricerca sull'IA: ha raccolto finanziamenti ingenti e attratto numerosi ex OpenAI, posizionandosi come alternativa ai laboratori dominanti. La capacita' di richiamare a se' un profilo come Zoph, dopo che era tornato dal concorrente piu' importante, e' di per se' un segnale della forza di attrazione del progetto.
La guerra dei talenti che logora OpenAI
L'addio di Zoph si inserisce in una stagione complicata per OpenAI sul fronte delle persone. Negli ultimi due anni l'azienda ha visto partire diversi nomi di vertice, tra fondatori di nuove startup, passaggi a Meta e ad Anthropic e progetti indipendenti. Ogni uscita di una figura chiave del post-training o della sicurezza pesa, perche' sottrae conoscenza difficilmente replicabile in tempi brevi.
Il contesto rende il tutto piu' delicato. OpenAI sta lavorando a una possibile quotazione in Borsa, con spese in infrastrutture e modelli che hanno raggiunto cifre senza precedenti, e una valutazione che la colloca tra le aziende private piu' care del mondo. In una fase del genere, la stabilita' del team di ricerca e' un asset tanto quanto i data center: convincere i talenti a restare diventa parte integrante della strategia industriale.
Per ora ne' OpenAI ne' Zoph hanno diffuso dichiarazioni dettagliate sulle ragioni dell'uscita. Ma il messaggio implicito al mercato e' chiaro: nella corsa all'IA, le persone migliori si muovono in fretta, e nessun contratto sembra in grado di trattenerle a lungo quando si apre un'alternativa allettante.




