Un gruppo di aggressori sospettato di legami con la Cina avrebbe usato un sistema di agenti di intelligenza artificiale open source per condurre quello che i ricercatori descrivono come il primo attacco informatico end-to-end quasi autonomo mai osservato contro un governo. Il bersaglio: sistemi governativi di Taiwan, inclusa l'agenzia per la sicurezza nucleare. La notizia, riportata il 12 agosto, si basa sull'analisi della societa' di cybersicurezza israeliana Dream, ripresa dal Financial Times e da diverse testate specializzate.
Non e' la prima volta che l'IA viene usata negli attacchi informatici, ma finora si trattava di assistenza a operatori umani: scrivere codice malevolo, generare email di phishing, cercare vulnerabilita'. Qui, secondo i ricercatori, gli agenti hanno coordinato in autonomia piu' fasi dell'intrusione, prendendo decisioni e cambiando tattica senza intervento umano diretto.
Come si e' svolto l'attacco
Secondo la ricostruzione, nell'arco di quattro giorni all'inizio di luglio il sistema ha dispiegato contemporaneamente fino a otto agenti autonomi. Questi hanno mappato 21 sistemi governativi, ricercato vulnerabilita' e modificato le proprie tattiche quando venivano bloccati. L'attacco avrebbe compromesso almeno 85 account e portato al furto di oltre 2.500 record del personale.
L'attivita' si e' poi estesa all'agenzia per la sicurezza nucleare di Taiwan, ad almeno sette aziende energetiche, a fornitori governativi e ad altri sistemi pubblici. Gli agenti conducevano simultaneamente ricognizione e tentativi di intrusione, il che suggerisce — spiegano i ricercatori — che il software stesse coordinando piu' stadi di un attacco, non solo assistendo hacker umani in compiti isolati.
Gli strumenti: software open source riadattato
Gli aggressori avrebbero utilizzato due sistemi di agenti IA open source, indicati come Hermes e OpenClaw. E' un dettaglio che rende la vicenda particolarmente preoccupante: non servono modelli proprietari all'avanguardia per costruire un attacco automatizzato, ma bastano strumenti liberamente disponibili, orchestrati con competenza. La barriera d'ingresso per questo tipo di operazioni, in altre parole, si sta abbassando.
Va usata cautela: come sempre nei casi di attribuzione, i legami con la Cina restano "sospetti" e non confermati ufficialmente, e i numeri precisi — otto agenti, 85 account, 2.500 record — provengono dall'analisi di una singola societa' e andranno verificati nel tempo. Ma il quadro descritto e' coerente con quanto molti esperti temono da mesi, e diverse testate specializzate come The Register e CyberScoop hanno ripreso l'analisi definendola un possibile spartiacque.
Anche i laboratori di IA seguono da vicino il fenomeno. Alcuni hanno documentato in passato tentativi di usare i propri modelli per operazioni offensive e hanno introdotto contromisure specifiche contro l'uso malevolo. Ma nel caso di Taiwan gli strumenti impiegati sarebbero open source, quindi fuori dal controllo diretto di qualsiasi fornitore: una volta che i pesi di un modello e il codice di un framework di agenti circolano liberamente, non c'e' un interruttore centrale che possa spegnerli.
Perche' e' un punto di svolta
La sicurezza informatica si e' sempre basata, in parte, sui limiti di scala degli attaccanti umani: un operatore puo' seguire solo un numero limitato di intrusioni alla volta. Un attacco condotto da agenti autonomi rompe questo equilibrio, perche' puo' essere replicato e parallelizzato quasi senza costi. E' esattamente lo scenario che iniziative come il framework SAFE, lanciato negli stessi giorni da Nvidia, Cisco e CrowdStrike, cercano di affrontare: definire regole per segnalare e studiare questi incidenti prima che diventino la norma.
Cosa significa per aziende e istituzioni
La stessa tecnologia, usata per difendere
C'e' un paradosso al centro di questa vicenda: gli stessi agenti IA che rendono possibile un attacco automatizzato sono anche lo strumento piu' promettente per difendersi. I sistemi di sicurezza di nuova generazione usano l'IA per monitorare le reti, riconoscere schemi anomali e reagire in tempo reale, senza dover attendere l'intervento di un analista umano. La partita, in altre parole, si gioca tra agenti che attaccano e agenti che difendono.
Non e' un caso che i grandi nomi della cybersicurezza — inclusi quelli dietro il framework SAFE — stiano investendo pesantemente in difese basate sull'IA. L'obiettivo e' colmare il divario di velocita': se l'attacco corre alla velocita' delle macchine, anche la difesa deve farlo, perche' nessun team umano puo' reggere il ritmo.
Cosa significa per aziende e istituzioni
Per le organizzazioni — comprese quelle italiane ed europee del settore pubblico, energetico e sanitario — la lezione e' concreta. Le difese progettate per rallentare gli hacker umani, come richiedere autenticazione ripetuta o bloccare tentativi anomali, sono meno efficaci contro un sistema che prova migliaia di combinazioni e riprogramma la propria strategia in tempo reale. Servono difese altrettanto automatizzate, capaci di riconoscere i comportamenti tipici degli agenti IA, insieme a misure di igiene digitale di base — segmentazione delle reti, gestione rigorosa delle credenziali, principio del minimo privilegio — che restano la prima barriera anche contro attaccanti automatizzati. La corsa, ormai, non e' piu' tra umani, ma tra sistemi che agiscono alla velocita' delle macchine.




