La piu' grande software house italiana sta per diventare una societa' quotata negli Stati Uniti. Bending Spoons, fondata a Milano nel 2013 e oggi proprietaria di marchi globali come WeTransfer, Evernote, Vimeo, Eventbrite e AOL, ha fissato la forchetta di prezzo della sua offerta pubblica iniziale (IPO) sul Nasdaq a 26-28 dollari per azione, puntando a raccogliere fino a circa 1,6 miliardi di dollari per una valutazione complessiva nell'ordine dei 19 miliardi. Il debutto sotto il ticker BSP sul Nasdaq Global Select Market e' atteso per i primi giorni di luglio 2026.
Il percorso verso la quotazione e' stato lungo: la societa' aveva depositato in forma riservata presso la SEC, l'autorita' di vigilanza dei mercati americani, a marzo 2026, per poi rendere pubblico il prospetto F-1 l'8 giugno. A guidare il consorzio di collocamento ci sono Goldman Sachs, J.P. Morgan e Allen & Company, un terzetto che da solo segnala l'ambizione dell'operazione.
Quanto vale Bending Spoons e a quanto prezza le azioni
La valutazione obiettivo rappresenta un balzo notevole rispetto agli 11 miliardi di dollari riconosciuti alla societa' a fine 2025, quando aveva chiuso un round privato da 710 milioni. Le stime sul flottante variano leggermente a seconda della domanda finale: Il Sole 24 Ore ha parlato di un'offerta che potrebbe spingersi fino a 1,8 miliardi di dollari, mentre la forchetta di prezzo comunicata agli investitori resta quella dei 26-28 dollari per titolo. In ogni caso si tratterebbe di una delle piu' grandi quotazioni tecnologiche europee dell'anno e, soprattutto, della prima volta in cui una protagonista del software italiano si misura direttamente con Wall Street.
Non e' un dettaglio simbolico da poco. L'Europa lamenta da anni la fuga delle sue migliori aziende tecnologiche verso le borse americane, dove le valutazioni sono piu' generose e la liquidita' piu' abbondante. Bending Spoons sceglie il Nasdaq proprio per questo, pur mantenendo radici e quartier generale a Milano: un modello ibrido che molti osservatori indicano come la strada realistica per i campioni europei del digitale.
I conti dietro la quotazione: ricavi quasi raddoppiati
I numeri spiegano l'appetito del mercato. Nel 2025 il fatturato e' cresciuto del 95% su base annua, toccando 1,31 miliardi di dollari. L'accelerazione e' proseguita nel primo trimestre 2026, con ricavi a 601,3 milioni (+132% anno su anno) e, soprattutto, il passaggio da una perdita netta di 112,2 milioni a un utile netto di 27,5 milioni. Per una societa' che fino a poco tempo fa bruciava cassa per finanziare le acquisizioni, la svolta verso la redditivita' e' il vero argomento di vendita davanti agli investitori americani.
La struttura dei ricavi e' interamente basata sugli abbonamenti: decine di milioni di utenti paganti distribuiti sulle varie app e piattaforme del gruppo, con un tasso di rinnovo che la societa' presenta come uno dei suoi punti di forza. E' il classico modello di ricavi ricorrenti che i mercati premiano, perche' rende il fatturato piu' prevedibile rispetto a vendite una tantum.
Il modello "compra e rilancia" applicato al software
Bending Spoons ha costruito la sua crescita con una strategia precisa: acquistare piattaforme digitali iconiche ma in difficolta', tagliare i costi, riprogettare il prodotto e rilanciarlo con un motore di marketing e di ottimizzazione molto aggressivo. Nel portafoglio sono finiti negli anni il servizio di trasferimento file WeTransfer, l'app di note Evernote, la piattaforma video Vimeo, il sistema di biglietteria Eventbrite e perfino lo storico portale AOL. A questi si affiancano le app sviluppate internamente, da Remini a Splice, in cui l'intelligenza artificiale generativa - per il restauro delle foto, l'editing video e l'upscaling - e' diventata negli ultimi due anni la leva principale di crescita degli abbonamenti.
E' proprio questa combinazione - un catalogo di marchi consolidati piu' un uso intensivo dell'IA per aumentare conversioni e ricavi per utente - che la societa' guidata da Luca Ferrari racconta agli investitori come elemento distintivo rispetto ai puri operatori di app.
Cosa significa per l'ecosistema italiano
La quotazione arriva in un momento simbolico per il tech italiano. Mentre il governo promette un fondo da un miliardo per l'IA nazionale e le startup chiudono il miglior semestre di sempre per raccolta di capitali, Bending Spoons dimostra che da Milano puo' nascere un operatore capace di competere su scala globale e di approdare a Wall Street senza spostare la sede legale negli Stati Uniti. Il rovescio della medaglia, sottolineano alcuni analisti, e' la concentrazione dei ricavi su pochi grandi marchi acquisiti e la dipendenza da una pipeline di nuove operazioni: il mercato vorra' vedere se il modello "compra e rilancia" regge anche da societa' pubblica, con la trasparenza trimestrale che la quotazione impone.
Molto dipendera' dall'accoglienza dei primi scambi. Un debutto solido consoliderebbe la narrazione di un campione europeo del software; un avvio fiacco, in una fase in cui diverse IPO tecnologiche hanno deluso, riaccenderebbe il dibattito sulle valutazioni gonfiate dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale. La risposta, salvo rinvii dell'ultimo minuto, arrivera' a inizio luglio - e con essa un primo, concreto test su quanto Wall Street sia disposta a pagare per un'azienda di software made in Italy.




