BYD, il colosso cinese delle auto elettriche, ha confermato all'inizio di giugno 2026 di essere entrato nel settore dei robot umanoidi. La conferma e' arrivata dalla vicepresidente esecutiva Stella Li, che ha rivelato come l'azienda stia sviluppando robot umani sotto un progetto interno e abbia gia' un piano per portarli, un giorno, dentro le case dei consumatori.

Cosa ha confermato BYD e da quando ci lavora

Secondo quanto riportato da CnEVPost e TechNode, il progetto - nome in codice "Yao-Shun-Yu" - sarebbe stato avviato gia' nel 2022 e fa capo alla 15esima Business Unit di BYD, la divisione che si occupa di integrazione elettronica e intelligenza. Non si tratta quindi di un annuncio improvvisato per cavalcare l'hype, ma dell'uscita allo scoperto di un programma su cui l'azienda lavora da quasi quattro anni.

BYD ha confermato lo sviluppo di robot umanoidi col progetto Yao-Shun-Yu. Foto: Pexels

150 prototipi nelle fabbriche, 20.000 unita' entro l'anno

BYD non parte da zero. Circa 150 prototipi sarebbero gia' in collaudo all'interno degli stabilimenti dell'azienda, e il piano per il 2026 prevede il dispiegamento di 20.000 unita' nelle proprie fabbriche. Un nuovo parco industriale a Xi'an dovrebbe a regime produrre fino a 50.000 robot l'anno. Il primo banco di prova, insomma, sara' la produzione interna: i robot serviranno a montare le stesse auto di BYD prima ancora di essere proposti al pubblico.

L'azienda mette sul piatto competenze che pochi altri hanno tutte insieme: motori, batterie, elettronica di potenza, manifattura di precisione e chip. A questo si aggiunge un team di oltre 4.000 ingegneri dedicati alla guida autonoma e un piano di investimenti da 100 miliardi di yuan (oltre 12 miliardi di euro) tra IA e intelligenza automotive.

Vendere robot accanto alle auto

La parte piu' interessante della strategia riguarda la distribuzione. Stella Li ha lasciato intendere che, se in futuro i robot umanoidi entreranno nelle case, BYD potrebbe venderli attraverso la sua vasta rete di concessionari, la stessa che oggi vende automobili. E' un vantaggio competitivo enorme: mentre le startup della robotica devono costruire da zero una rete commerciale e di assistenza, BYD ne ha gia' una capillare in Cina e in espansione nel mondo.

Circa 150 prototipi sarebbero gia' in collaudo nelle fabbriche dell'azienda. Foto: Pexels

La Cina degli automaker che diventano robotici

BYD si inserisce in una corsa affollata. In Cina anche Xpeng, UBTech e Unitree spingono sull'umanoide, mentre negli Stati Uniti Tesla porta avanti il suo Optimus e Figure ha raccolto capitali ingenti. La logica e' la stessa per tutti: le competenze che servono a costruire un'auto elettrica - attuatori, sensori, batterie, software di percezione e controllo - sono in buona parte le stesse che servono a costruire un robot che cammina.

La sfida vera, pero', non e' costruire il corpo ma renderlo utile: serve un "cervello" capace di manipolare oggetti nel mondo reale in modo affidabile, un problema su cui anche i migliori modelli di IA incespicano ancora. Per questo l'annuncio di BYD, pur solido sul piano industriale, va letto come l'inizio di un percorso lungo, non come l'arrivo di un maggiordomo robotico nei negozi.

Perche' BYD punta sui robot proprio adesso

La tempistica non e' casuale. BYD ha chiuso il 2025 come primo costruttore mondiale di auto elettriche per volumi, ma il mercato dell'auto sta entrando in una fase di guerra dei prezzi feroce, soprattutto in Cina, dove decine di marchi si contendono margini sempre piu' sottili. Diversificare verso la robotica significa cercare un nuovo motore di crescita prima che quello automobilistico rallenti, riutilizzando impianti, fornitori e competenze gia' pagate. E' la stessa logica che ha spinto Tesla a presentare Optimus come "il prodotto piu' importante" del suo futuro.

C'e' poi una spinta dall'alto: il governo cinese ha inserito i robot umanoidi tra le tecnologie strategiche del piano industriale nazionale, con incentivi e obiettivi di produzione di massa entro la fine del decennio. Per un gigante come BYD, allinearsi a questa priorita' significa accedere a sostegno politico, terreni industriali e una catena di fornitura locale gia' robusta nei componenti chiave, dai riduttori armonici ai sensori. Resta da vedere se la domanda reale - nelle fabbriche prima, nelle case poi - sara' all'altezza dell'enorme capacita' produttiva che la Cina sta costruendo.