La corsa all'intelligenza artificiale ha un effetto collaterale che sta arrivando dritto nel portafoglio dei consumatori: la memoria costa sempre di piu'. Secondo i dati di mercato aggiornati a luglio 2026, il prezzo della RAM e' passato in circa un anno da 2,80 a 12 dollari per gigabyte, un aumento di oltre sei volte. E il conto, dopo aver colpito i data center, sta iniziando a ricadere su smartphone, PC e componenti.

La causa e' semplice quanto potente: gli acceleratori per l'IA hanno bisogno di enormi quantita' di memoria ad altissima banda, la cosiddetta HBM (High Bandwidth Memory), e i grandi produttori hanno dirottato capacita' produttiva verso questo segmento piu' redditizio. Il risultato e' una scarsita' che si propaga a tutta la filiera dei chip di memoria.

Da 2,80 a 12 dollari al gigabyte in un anno

Il salto di prezzo non ha precedenti recenti. La memoria e' storicamente il componente piu' soggetto a cicli di sovrapproduzione e crolli dei prezzi; vederla sestuplicare in dodici mesi e' il segnale di uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta. La domanda arriva dai data center che addestrano e servono i modelli di frontiera, disposti a pagare qualsiasi cifra pur di assicurarsi capacita' di calcolo e memoria.

Aziende come Google hanno gia' avvertito che l'impatto si vedra' sui prodotti di largo consumo. Le stime interne indicano che la versione base del prossimo Pixel 11 potrebbe partire da circa 899 dollari, un centinaio in piu' rispetto alla generazione precedente, proprio a causa del costo dei componenti.

La scarsita' di memoria si riflette sul prezzo degli smartphone di fascia alta attesi nel 2026.

Non solo memoria: anche i chip Qualcomm

Il fenomeno non si ferma alla RAM. Qualcomm, uno dei principali fornitori di processori per smartphone Android, avrebbe pianificato aumenti di prezzo a doppia cifra percentuale a partire da settembre 2026. Un rincaro dei chip mobili si traduce quasi inevitabilmente in dispositivi finali piu' costosi, in un mercato in cui i margini dei produttori sono gia' compressi.

La dinamica e' quella classica dei colli di bottiglia: quando la capacita' produttiva delle fonderie e degli stabilimenti di memoria e' satura, chi puo' pagare di piu' (i data center IA) ha la precedenza, e tutti gli altri settori si contendono cio' che resta, a prezzi crescenti.

Cosa cambia per chi compra tecnologia in Italia

Per i consumatori italiani il segnale e' chiaro: nei prossimi mesi e' probabile che i prezzi di smartphone di fascia medio-alta, PC portatili e componenti come i moduli di RAM restino sotto pressione. Chi stava valutando un aggiornamento dell'hardware potrebbe trovare condizioni meno favorevoli rispetto agli anni scorsi, quando la memoria era tra le voci piu' economiche del listino.

Il paradosso e' evidente. L'intelligenza artificiale promette di rendere piu' economici molti servizi digitali, ma nel frattempo sta rendendo piu' cari i dispositivi fisici su cui quei servizi girano. La domanda di calcolo dei grandi laboratori, insomma, non resta confinata ai data center: si scarica su un'intera economia dei semiconduttori e, alla fine, sugli scaffali dei negozi.

I data center IA assorbono la capacita' produttiva, lasciando meno componenti al mercato di consumo.

Quanto durera' la stretta

Molto dipendera' dalla capacita' dei produttori di memoria di ampliare la produzione. Nuovi impianti sono in costruzione, anche in Asia, ma servono mesi o anni perche' entrino a regime. Fino ad allora, la fame di memoria dell'IA resta uno dei fattori che governano i prezzi dell'elettronica di consumo. Chi guarda al mercato con attenzione lo sa: dietro l'euforia sui modelli e le valutazioni miliardarie, c'e' una battaglia molto concreta per un componente fisico, la memoria, che oggi vale piu' che mai.