Monday.com, la societa' israeliana di software per la gestione del lavoro, ha annunciato il 22 luglio il taglio di circa 620 posti, un dipendente su cinque su una forza lavoro di circa 3.000 persone. Non e' una manovra di risparmio dovuta a una crisi: l'azienda dichiara di volersi ricostruire attorno agli agenti IA, abbandonando il modello tradizionale del software venduto a "postazione" per uno in cui persone e agenti lavorano nello stesso spazio.
Quanti posti spariscono e dove
Secondo TechCrunch, i tagli riguardano circa 620 posizioni, molte delle quali in Israele. L'azienda ha spiegato di aver cambiato la propria visione negli ultimi mesi: da piattaforma che aiuta a gestire il lavoro a piattaforma che il lavoro prova a farlo, con agenti IA integrati nei flussi. In un comunicato la societa' ha inquadrato la ristrutturazione come un adattamento all'era dell'intelligenza artificiale, non come una risposta a difficolta' finanziarie.
Perche' il titolo era gia' crollato
Il contesto aiuta a capire la mossa. Nei primi mesi del 2026 il titolo MNDY ha perso oltre la meta' del suo valore. Sul mercato pesa un timore preciso: se costruire software diventa rapidissimo grazie all'IA, quanto vale ancora una piattaforma SaaS a canone? La paura si e' materializzata quando dimostrazioni pubbliche hanno mostrato che con strumenti di coding assistito era possibile replicare in poche ore funzioni che prima richiedevano anni di sviluppo. Puntare tutto sugli agenti e' anche il tentativo di Monday.com di stare dalla parte giusta di questa trasformazione, invece di esserne travolta.
L'IA come prima causa dichiarata dei tagli
Monday.com e' solo l'ultimo nome di una lista lunga. Come documenta la rassegna aggiornata di TechCrunch, decine di aziende tecnologiche hanno citato l'intelligenza artificiale tra le ragioni dei licenziamenti nel 2026. Secondo i dati della societa' di ricollocamento Challenger, Gray & Christmas, per quattro mesi consecutivi l'IA e' stata la prima ragione dichiarata dei tagli negli Stati Uniti: nei primi sei mesi dell'anno l'intelligenza artificiale e' comparsa in oltre 100.000 annunci di licenziamento, circa un quarto di tutti quelli tracciati.
Quanto e' vera la narrazione dell'IA
Va detto con onesta': "citare l'IA" non significa dimostrare che l'IA abbia davvero sostituito quei lavoratori. Per molte aziende la ristrutturazione e' anche un modo per correggere le assunzioni eccessive del periodo post-pandemia e presentare i tagli agli investitori con una cornice piu' nobile e orientata al futuro. La verita' e' probabilmente intermedia: l'automazione elimina davvero alcune mansioni ripetitive, mentre in altri casi diventa la giustificazione elegante di scelte di bilancio.
Il modello SaaS sotto pressione
La vicenda Monday.com tocca un nervo scoperto dell'intero software as a service. Per vent'anni il settore ha venduto abbonamenti calcolati sul numero di utenti: piu' persone usano lo strumento, piu' l'azienda paga. Ma se il lavoro lo fanno gli agenti IA, quel conteggio salta, e con esso il modello di ricavo. Le software house si trovano davanti a un bivio: reinventare il prezzo attorno ai risultati prodotti dagli agenti, oppure vedere eroso il proprio valore da concorrenti che costruiscono le stesse funzioni a costi ridotti. La scommessa di Monday.com e' provare a guidare la transizione invece di subirla, anche a costo di tagliare un quinto della forza lavoro.
Cosa possono fare i lavoratori del software
Per chi lavora nel settore, il messaggio del 2026 e' netto: le competenze che contano si stanno spostando dalla produzione manuale di codice e processi alla capacita' di progettare, supervisionare e correggere sistemi che lavorano in autonomia. Saper orchestrare agenti, definire i controlli di qualita' e intervenire quando l'automazione sbaglia diventa piu' prezioso del semplice scrivere righe di codice. Non e' la fine del lavoro tecnico, ma una sua ridefinizione: la stessa che, in ogni ondata di automazione, premia chi impara a governare la macchina piu' in fretta degli altri.




