La corsa all'intelligenza artificiale ha appena prodotto la più grande operazione energetica del secolo. NextEra Energy ha annunciato il 18 maggio 2026 l'acquisizione di Dominion Energy in un'operazione tutta in azioni dal valore di quasi 67 miliardi di dollari. Il risultato sarebbe la più grande utility elettrica degli Stati Uniti, con un obiettivo dichiarato: avere la scala necessaria per soddisfare la domanda esplosiva di elettricità dei data center che addestrano e fanno girare i modelli di IA.
Perché proprio Dominion
La scelta del bersaglio non è casuale. Dominion alimenta la Virginia del Nord, il più grande mercato di data center del mondo: i campus della cosiddetta «Data Center Alley» concentrano una fetta enorme del traffico internet globale e una fame di megawatt senza precedenti. Comprare Dominion significa mettere le mani sulle infrastrutture elettriche che servono direttamente i grandi operatori cloud — gli «hyperscaler» come Amazon, Microsoft e Google — che stanno costruendo capacità di calcolo a ritmo forsennato.
L'amministratore delegato di NextEra, John Ketchum, ha spiegato che serviva un attore abbastanza grande da costruire impianti di generazione più in fretta e a costi più bassi, per stare dietro non solo all'IA ma anche all'elettrificazione e alla crescita della popolazione.
I numeri della fusione
Si tratta della più grande acquisizione nel settore energetico dai tempi dell'unione tra Exxon e Mobil del 1998. Il gruppo risultante diventerebbe la terza azienda energetica statunitense per valore d'impresa, intorno ai 420 miliardi di dollari, dietro solo a Exxon Mobil e Chevron. Le due società prevedono insieme investimenti (capex) per circa 59 miliardi di dollari l'anno tra il 2027 e il 2032: una cifra superiore a quella di qualunque altra utility americana.
Il mercato ha reagito con cautela: nel giorno dell'annuncio il titolo NextEra ha perso quasi il 5%, mentre Dominion è salita di circa il 9%, segno che gli investitori temono che NextEra stia pagando troppo, in un momento in cui le valutazioni delle utility sono già gonfiate dall'entusiasmo per l'IA.
Il vero collo di bottiglia dell'IA non è il chip, è la corrente
L'operazione racconta una verità spesso trascurata: il fattore limitante dell'intelligenza artificiale non sono più solo le GPU, ma l'energia per farle funzionare e l'acqua per raffreddarle. Un singolo grande data center può richiedere centinaia di megawatt, quanto una città di medie dimensioni. Le reti elettriche, progettate per una domanda che cresceva lentamente, si trovano davanti a picchi improvvisi e concentrati.
È lo stesso nodo che si pone in Europa e in Italia, dove gli investimenti nei data center si scontrano con i tempi di allacciamento alla rete e con gli obiettivi di decarbonizzazione. La scommessa di NextEra è proprio questa: chi controlla la generazione elettrica controllerà, di fatto, anche i ritmi di crescita dell'IA.
Cosa succede ora
La fusione non è ancora cosa fatta: dovrà superare l'esame delle autorità federali (la FERC) e dei regolatori statali, un percorso che può durare oltre un anno e che spesso impone condizioni a tutela dei consumatori. Resta il segnale, fortissimo, per tutto il settore: l'IA sta ridisegnando non solo il mercato dei chip e del software, ma anche quello — molto più antico e fisico — dell'elettricità.




