La Casa Bianca ha rinviato all'ultimo momento, giovedì 21 maggio 2026, la firma di un ordine esecutivo sull'intelligenza artificiale che era considerato imminente. Il provvedimento avrebbe dato alle agenzie federali la possibilità di esaminare i modelli di IA più avanzati prima della loro uscita pubblica. Donald Trump ha fatto sapere di aver bloccato la firma perché «non gli piacevano alcuni aspetti» del testo.
Cosa prevedeva l'ordine esecutivo
Secondo le ricostruzioni di CNN e TechCrunch, l'ordine avrebbe istituito un quadro volontario: i laboratori avrebbero potuto condividere i nuovi modelli di frontiera con il governo fino a 90 giorni prima del lancio, per consentire una valutazione di sicurezza. Il compito di definire il processo sarebbe spettato all'Office of the National Cyber Director insieme ad altre agenzie.
L'idea, in sostanza, era replicare per l'IA quello che già avviene per altri settori sensibili: una finestra di controllo preventivo, ma su base volontaria e non obbligatoria, per non scoraggiare le aziende. OpenAI e Anthropic erano tra i laboratori in trattativa con l'amministrazione sui dettagli.
Perché Trump ha fatto marcia indietro
Le motivazioni del rinvio sono più politiche che tecniche. Trump ha dichiarato di non voler «intralciare» la leadership americana nel settore: «Non voglio mettermi di mezzo mentre stiamo guidando», avrebbe detto. Secondo Axios, ha pesato anche l'opposizione interna del consigliere per l'IA David Sacks e, più in generale, l'ostilità del presidente verso ogni forma di regolamentazione, anche volontaria.
Il risultato è un cortocircuito che racconta bene la difficoltà di Washington a darsi una linea: da un lato la pressione per garantire la sicurezza dei modelli più potenti, dall'altro il timore che qualsiasi vincolo rallenti le aziende americane nella corsa con la Cina.
Cosa significa per le aziende e per l'Europa
Nel breve periodo, lo stallo lascia gli Stati Uniti senza un meccanismo federale di verifica preventiva dei modelli di frontiera. Le aziende continueranno ad applicare i propri protocolli interni di sicurezza, ma su base puramente volontaria e senza un'autorità di riferimento.
Il contrasto con l'Unione Europea è netto. Bruxelles ha appena raggiunto un accordo per semplificare e in parte rinviare l'AI Act, ma resta su un impianto normativo vincolante, con obblighi e sanzioni. Washington, al contrario, fatica perfino a far passare un quadro volontario. Per i fornitori globali — compresi quelli che vendono in Italia — questo significa convivere ancora a lungo con due filosofie opposte: regole scritte da una parte, autoregolazione dall'altra. Una frammentazione che complica la conformità e lascia molte zone grigie.
Il braccio di ferro dentro l'amministrazione
Il rinvio fotografa una spaccatura interna alla Casa Bianca. Da una parte c'è l'apparato della sicurezza nazionale, preoccupato che modelli sempre più capaci finiscano per agevolare attacchi informatici, frodi o lo sviluppo di armi; questa ala spingeva per una qualche forma di valutazione preventiva. Dall'altra c'è il fronte favorevole alla deregolamentazione, guidato da consiglieri vicini all'industria, convinto che ogni controllo — anche volontario — rallenti l'innovazione e regali un vantaggio alla Cina.
In mezzo, le aziende. OpenAI e Anthropic hanno interesse a un quadro chiaro che dia loro copertura politica e legittimi i propri protocolli di sicurezza, ma temono regole che diventino un precedente per obblighi più stringenti. È un equilibrio delicato, e il fatto che il presidente abbia ritirato il testo all'ultimo momento dimostra quanto sia difficile trovarlo.
Nei prossimi mesi è probabile che l'ordine torni sul tavolo in una versione rivista, magari più favorevole all'industria. Fino ad allora, gli Stati Uniti restano l'unica grande potenza tecnologica senza un meccanismo formale, neppure volontario, per esaminare i modelli più potenti prima che arrivino al pubblico.




